Siria: armi chimiche, un sintomo di imbarbarimento

 

A quasi un secolo dalla prima proibizione dell’uso delle armi chimiche, che risale al Protocollo di Ginevra del 1925, è sconfortante notare che, nella crisi siriana, si ritorni a parlare dell’impiego di tali odiose armi di distruzione di massa. Dopo l’intesa del 1925, le armi chimiche vennero usate sporadicamente , ahimè anche dall’Italia di Mussolini in Etiopia, ma mai durante la Seconda Guerra Mondiale e mai dopo la stipula nel 1993 della Convenzione di Parigi che ne proibisce non solo l’uso, ma anche la produzione e il possesso. Tale Convenzione fu adottata dalla stragrande maggioranza degli Stati ed applicata universalmente grazie anche alla costituzione all’Aja dell’Organizzazione internazionale per la Proibizione delle armi chimiche (Opac), che è il cosiddetto ‘cane da guardia’ che veglia sull’applicazione, finora esemplare, della Convenzione.

La Siria, i precedenti, la Convenzione
L’uso dell’ ‘agente arancione’ da parte degli americani durante la guerra del Vietnam – prima che la Convenzione fosse posta in essere – non rientra nella fattispecie delle armi chimiche, mentre il ritardo con cui gli Stati uniti stanno distruggendo il loro residuo arsenale chimico, regolarmente dichiarato e comunque non impiegato, non può essere paragonato a quanto sta attualmente avvenendo in Siria.La crisi chimica siriana sembrava esser stata risolta nel 2013 grazie ad un’intesa tra i presidenti Obama e Putin che evitò un possibile intervento militare americano e condusse all’adesione della Siria alla Convenzione di Parigi che avrebbe dovuto comportare la totale eliminazione dell’arsenale chimico siriano.

Gli strumenti politici e giuridici disponibili
Gli strumenti politici e giuridici internazionali per gestire tale situazione sono, almeno sulla carta, numerosi e articolati. La stessa Organizzazione per le Armi chimiche dispone di tutti i mezzi per effettuare ispezioni capaci di individuare l’esistenza, la natura e l’impiego di armi chimiche ed esiste anche l’opzione di ispezioni speciali “any place any time”.Ma il ricorso a tali strumenti e l’individuazione dei responsabili diventa assai più complesso e pericoloso quando avviene nel corso di operazioni militari e nel contesto di un quadro bellico ostile agli ispettori quale quello siriano. Esiste anche la possibilità che l’Organizzazione stessa ricorra al Consiglio di Sicurezza ovvero all’Assemblea generale dell’ Onu. Quest’ultimo strumento, per quanto non risolutivo, avrebbe almeno il merito di una stigmatizzazione da parte della maggioranza dei Paesi di questo impiego delle armi chimiche.

La credibilità indebolita degli organismi internazionali
Quest’ultimo rimane lo snodo centrale per gestire la crisi siriana, poiché essa si configura sicuramente come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale ai sensi del capitolo Vll della Carta dell’Onu. Ma è ben noto che la Russia non ha esitato – anche a costo di incrinare la propria credibilità – a frapporre tutti gli ostacoli possibili e ad impiegare ripetutamente il suo diritto di veto al fine di proteggere il proprio cliente siriano, con la conseguente paralisi di qualsiasi azione punitiva del Consiglio di Sicurezza.Ciò impedisce il corretto funzionamento dell’apparato internazionale ed offre il pretesto ad altri Paesi per svolgere a loro volta azioni unilaterali non autorizzate. In effetti, di fronte a questo quadro desolante, e persa la speranza di un risultato attraverso l’Onu, gli Usa, da ultimo sostenuti anche da britannici e francesi, hanno ritenuto di prendere direttamente in mano la situazione. Senza   attendere i risultati dell’ispezioni dell’Opac, che erano ancora in corso, i tre Paesi hanno effettuato una serie di blitz missilistici che hanno colpito in particolare alcuni sospetti siti chimici siriani che ormai non varrà più la pena di ispezionare.Le armi chimiche, che si ritenevano scomparse dagli arsenali del mondo, sono oggi tornate alla ribalta non solo in Siria, ma anche in episodi che, per quanto solo individuali, non sono meno inquietanti: a Kuala Lumpur il fratello del leader nord coreano Kim Jong-un venne assassinato con una sostanza chimica e nel Regno Unito un ex agente dei servizi russi e sua figlia hanno subito un’analoga aggressione. Si assiste a una paralisi, ormai cronica, dell’apparato internazionale e del processo di controllo degli di tutte armi di distruzione di massa (nucleari, chimiche e biologiche) che è il sintomo di un preoccupante imbarbarimento della comunità internazionale che non si può ignorare e cui occorre porre rimedio.(fonte affarinternazionali.it)

a cura di Maria Parente

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