Guerre volte all’autodistruzione,in Siria si contano più di 100 vittime. L’uomo puo’considerarsi una “scimmia assassina”?

Stragi che non hanno definizione,orrori inspiegabili e lacrime,pianti strazianti di innocenti che tuonano nell’universo infinito: guerre ,ogni giorno guerre,seminano terrore nel cuore e negli animi di milioni di civili. Ma perché,mi domando,l’uomo avverte il bisogno di andare in guerra?Qual è l’origine ,da quale sentimento si dispiega questo incontrovertibile desiderio di provocare morti? Oltre gli interessi economici e politici che ruotano intorno all’atto di guerra,proviamo a volgere lo sguardo oltre la punta del naso: cosa si insinua nelle coscienze umane che appaiono scosse e prive di equilibrio,  dirette al male più oscuro?

Con la fine della Guerra fredda, molti hanno sperato che si aprisse un’era di pace, in cui tanta parte delle risorse  potessero indirizzarsi finalmente al miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità. Non è andata così. E’ solo cambiata la tipologia dei conflitti, con una diminuzione di quelli fra Stati, un aumento dei conflitti interni internazionalizzati, ossia di quelli che pur mantenendo l’epicentro all’interno di uno Stato finiscono per coinvolgere altre nazioni, e una prosecuzione inalterata degli altri conflitti interni, ma con potenziale coinvolgimento di un numero sempre superiore di persone, anche in relazione alla diffusione del terrorismo. Alla fine della seconda guerra mondiale,difatti,andò diffondendosi l’idea dell’uomo quale”scimmia assassina” distinguendoci dalle altre scimmie che possono essere aggressive ma che, appunto, non sono mai gratuitamente assassine. Dove ha origine l’inaudita violenza umana? Lo chiedeva esplicitamente il fisico pacifista Albert Einstein in una famosa lettera a Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. La risposta tarda ad arrivare,poiché si giunse alla conclusione che non era possibile fornire una risposta dal punto di vista scientifico. Tuttavia è certo che sull’uomo agiscono due pulsioni ineludibili, la pulsione sessuale e la pulsione di morte. Quando la pulsione di morte è proiettata verso l’esterno diventa violenza assassina. Entrambe le pulsioni derivano dalla nostra animalità. Siamo, dunque, naturalmente cattivi.Il dibattito ha interessato anche i biologi evoluzionisti: Thomas Huxley, il “mastino di Darwin” sosteneva, un po’ come Freud, che solo l’evoluzione culturale consente di limitare la nostra naturale aggressività: la cultura è la spada con cui l’uomo ha imparato a uccidere la sua violenta animalità.Ora quei tempi sono arrivati, sostiene in buona sostanza il biologo evoluzionista Frans de Waal, ed è possibile formulare alcune ipotesi scientificamente fondate. L’uomo non è una “scimmia assassina”. Al contrario, è «naturalmente buono». È l’evoluzione culturale che ci ha fornito le occasioni e gli strumenti per violare la nostra natura e renderci, talvolta, molto cattivi. Frans de Waal fonda le sue affermazioni su alcuni dati. Non ci sono evidenze di guerre di sterminio condotte dall’uomo prima del neolitico. E ancora oggi, anche i soldati in guerra uccidono solo sotto pressione e, dopo aver ucciso il nemico, la gran parte di loro ne resta scioccata. Insomma, non amiamo la violenza. Non siamo “naturalmente cattivi”. 

Un articolo per provare a ragionare su quali siano le cause scatenanti tali simili atrocità. Una preghiera alla riflessione affinché stermini e genocidi risultino solo un triste e vago ricordo di una umanità estinta. Ancora una volta,la Siria,protagonista di guerra: circa 100 persone sono morte e più di 1000 ferite in un attacco chimico compiuto sabato nella città siriana di Douma, nella Ghouta Est, nei dintorni della capitale Damasco. Un tempo Ghouta era chiamata la “Terra dei bambini”,come afferma lo scrittore Roberto Saviano: da ben sette anni trasformatasi in un inferno,un locus horridus destinato alla morte di un numero inestimabile di vite innocenti.

a cura di Maria Parente

 

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