Cento morti in Siria: «È un attacco chimico». Trump: «Assad è un animale»

Beirut – I ribelli siriani che resistono nella città assediata di Douma accusano il regime di aver usato armi chimiche in una raid questa notte. I gas, probabilmente al cloro, hanno ucciso almeno quaranta persone e intossicato altre centinaia. Douma è l’ultimo sobborgo della Ghouta orientale che non si è ancora arreso e venerdì scorso sono ripresi i combattimenti dopo una settimana di tregua.Hamza Birqdar, portavoce dei combattenti di Jaysh al-Islam, che rifiutano di arrendersi ed essere evacuati come gli altri gruppi, accusa «il regime e i suoi alleati», cioè i russi, «di continuare con i loro crimini». Ma il generale Yuri Yevtushenko respinge le accuse sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano: «Alcuni Paesi occidentali», dice, stanno cercando di impedire la ripresa di un’operazione contro l’Isis a Douma, e «a tal fine stanno usano il solito argomento preferito dell’uso di armi chimiche da parte delle forze siriane». Yevtushenko ha aggiunto che la Russia era pronta ad «inviare specialisti in protezione da radiazioni chimiche e biologiche a Douma dopo la sua liberazione dai combattenti, per raccogliere dati che confermerebbero la natura artificiale di queste accuse». Le vittime sono soprattutto civili, molti bambini, che si erano rifugiati nelle cantine e nei sotterranei per sfuggire alle bombe. Il gas cloro è più pesante dell’aria e tende a saturare questi ambienti. A Douma, dove sono ammassate dalle 50 alle 100 mila persone, ci sono soltanto due piccoli ospedali che non sono stati in grado di far fronte all’emergenza. I Caschi Blu, volontari vicini ai gruppi ribelli, hanno diffuso immagini di bambini morti soffocati. Intanto, nell’appello sulla Siria di questa mattina, Papa Francesco ha utilizzato l’espressione «strumenti di sterminio» per intendere l’uso delle armi chimiche: «Una condanna molto forte e impegnativa», fanno notare fonti cattoliche.

I miliziani anti-regime asserragliati a Est di Damasco chiedono al governo siriano di riprendere i negoziati per la loro resa: lo riferisce l’agenzia governativa siriana Sana, affermando che «i terroristi denominati Jaysh al Islam hanno chiesto di negoziare con lo Stato siriano» ma che le autorità di Damasco hanno posto come condizione la fine dei lanci di mortai contro la capitale da parte dei miliziani stessi. I negoziati si erano interrotti nelle ultime ore dopo gli intensi bombardamenti aerei attribuiti al governo siriano contro Duma.Douma è l’ultima parte della Ghouta orientale dove resistono i ribelli. Nella stessa zona, nell’agosto del 2013, ci fu il peggior attacco chimico nella guerra civile siriana, con circa 1300 vittime. Il governo ha siriano ha sempre negato di essere responsabile e nega anche l’attacco di questa notte. Per l’agenzia di Stato Sana i ribelli di «Jaysh al-Islam sono al collasso e i loro organi di propaganda hanno organizzato un finto attacco per dare la responsabilità al governo e ostacolare l’avanzata dell’esercito siriano».L’Osservatorio siriano per diritti umani, basato a Londra vicino all’opposizione, ha confermato che almeno 11 persone sono morte per soffocamento e un totale di 70 hanno avuto problemi respiratori per «il fumo causato dagli ordigni convenzionali sganciati dall’aviazione». Il direttore, Rami Abdulrahman, ha detto di non poter confermare se sono state usate anche armi chimiche. Un’altra ong, la Syrian American Medical Society, basata negli Stati Uniti, ha parlato invece di «agenti misti», cloro ma anche sostante più letali, forse nervine.I Paesi occidentali sono però convinti che il regime abbia compiuto attacchi. Il dipartimento di Stato americano ha detto che sta seguendo la situazione e che la Russia è da ritenersi responsabile se l’attacco chimico verrà confermato: «Non ci sono dubbi che il regime abbia usato in passato armi chimiche contro il suo stesso popolo e la Russia ha la responsabilità finale per gli innumerevoli attacchi chimici contro il popolo siriano». Usa, Francia e Gran Bretagna hanno minacciato in passato raid contro le infrastrutture militari del regime in caso di «attacchi letali» con uso di armi chimiche. Nell’aprile del 2017 gli Stati Uniti lanciarono raid con missili da crociera dopo una attacco chimico che fece oltre 80 vittime a Khan Sheikhoun, nel Nord della Siria.

a cura di Giuseppe Catapano

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