Governo: primo giro a vuoto. Ma Di Maio qualcuno a casa lo porta

ROMA – Governo: primo giro a vuoto. A vuoto cioè senza nessun incarico di formarlo il governo o almeno di provarci. Niente, neanche incarico di esplorare, sondare, trattare. Al momento (anche se non ha detto proprio così) Mattarella ha constatato che non c’è trippa per gatti.Berlusconi infatti ha detto al presidente della Repubblica che Forza Italia voterebbe un governo guidato da Salvini. Un governo di centro destra, anzi destra centro visto come stanno le cose. E magari anche un altro tipo di governo, istituzionale o quel che sia. Ma non un governo a guida e traino e segno M5S. Questo Berlusconi non lo vota.

Salvini ha detto al Quirinale il contrario esatto di quel che ha detto Berlusconi, ha detto che se si vuole fare un governo vero e che duri bisogna metterci dentro M5S. E tutta la Lega si è pubblicamente rammaricata di quel che ha detto Berlusconi.Il Pd ha detto al presidente che il suo posto è all’opposizione. Che ovviamente non sosterrà governi Salvini a guida e traino leghisti. E che non sosterrà neanche governi M5S che si formino sulla base esclusiva ed escludente del solo programma (peraltro vago assai) M5S di governo.Di Maio ha detto che la proposta di governo M5S la fa a Lega o Pd ed ha esplicitamente escluso Forza Italia di Berlusconi.

Quindi a Salvini per diventare premier continuano a mancare una cinquantina di voti alla Camera dei deputati. E a Di Maio per diventare premier continuano a mancarne una novantina. Giro a vuoto, si ricomincia la prossima settimana dopo incontri diretti Salvini-Di Maio.Ma c’è un ma. Il ma è Di Maio alla fine delle prime consultazioni al Quirinale. Un Di Maio diavolo (angelo) tentatore che alla fine qualcuno se lo porta a casa. Un Di Maio abile e pacato nei toni. Un Di Maio che si è inventato questa del “contratto” di governo invece che “alleanza” di governo. E’ la stessa cosa, è chiamare pan bagnato la zuppa. Ma per M5S di palazzo e di popolo è una differenza di sostanza. Sostanza illusoria, ma sostanza.Comunque Di Maio offre contratto di governo sia a Lega che a Pd. Sorvola abilmente e audacemente sull’asperità logico-politica per cui Lega e Pd non possono volere le stesse cose e quindi un contratto o con l’uno o con l’altro non può per definizione essere lo stesso contratto di governo. Ma non chiedete a Di Maio di essere pignolo con la logica e osservante del plausibile. Se proprio richiesto, Di Maio vi risponderebbe che il contratto lo scrive con mano sicura M5S  e l’alleato (pardon il contraente) ci sta. E che comunque l’importante è governare, arrivarci a questo governo. Il resto seguirà, verrà…

Con delicatezza Dio Maio pubblicamente esclude di voler spaccare il Pd tra chi un appoggino, appoggetto, appoggione al governo M5S lo darebbe (motivandolo con lo sbarramento a Salvini) e chi pensa che appoggiare un governo M5S sia dichiarare bancarotta politica e ideale da parte appunto del Pd. Di Maio dice di non voler spaccare il Pd, che peraltro si spacca da solo almeno un paio di volte al giorno da non si sa più quanti anni. Dice di non volerlo spaccare il Pd, ma è quello che cortesemente Di Maio fa al Pd. Lo spacca perché lo tenta, eccome se lo tenta.

Primo giro a vuoto ma Di Maio diavolo-angelo tentatore qualcuno se lo porta a casa, nella casa governo. Salvini soprattutto e se non sarà Salvini spunteranno dal Pd e Leu quelli che bussano alla porta. A Di Maio abile, suadente, tentatore resta un solo grande insoluto e insolubile problema: per fare un governo con qualsiasi alleato o socio che sia, serve che M5S fornisca, inventi, trovi un altro nome, è indispensabile altro premier. Altrimenti non è alleanza o contratto, altrimenti sarebbe capitolazione, resa. E questa Salvini a Di Maio non la regala.

a cura di Vincenzo Catapano

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