Una persona su 10 ha tracce di droghe sulle dita

L’utilizzo di stupefacenti è ormai talmente diffuso che il 13% di chi non ne assume ha comunque tracce di cocaina sulla punta delle dita (e l’1%, di eroina). Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università del Surrey (Regno Unito) mentre perfezionavano un test per rilevare i consumatori di sostanze attraverso una rapida analisi delle impronte digitali.Il team stava cercando un modo definitivo per distinguere tra chi entra in contatto con cocaina ed eroina attraverso contaminazioni ambientali e chi invece è un normale utilizzatore di queste sostanze: ci sono riusciti stabilendo una “soglia limite” che riveli un genuino consumo, e distinguendo tra le tracce superficiali presenti sulla pelle e quelle secrete attraverso il sudore quando le droghe vengono “smaltite” dall’organismo. Ma è stato il dato sulla quantità di sostanze disperse nell’ambiente, a lasciare di stucco.I ricercatori hanno prelevato tamponi di impronte digitali dalle mani non lavate di 50 persone che non facevano uso di droghe e di 15 persone che ne avevano assunte nelle 24 ore precedenti. Il 13% dei non utilizzatori mostrava comunque sulle mani tracce dei metaboliti (cioè prodotti mediante il metabolismo) della cocaina: la contaminazione avviene probabilmente attraverso le banconote, ma anche per il contatto con tavoli e altri oggetti “sporchi”.

Secondo uno studio del 2011, l’11% delle banconote britanniche entra in contatto con cocaina o altre droghe; ricerche più recenti hanno trovato tracce di stupefacenti su 8 banconote americane su 10 (ma la contaminazione potrebbe riguardare tutti i luoghi di ampio scambio e contatto, non ultimi i banconi dell’happy hour, le superfici delle metropolitane…).Quando invece i volontari si sono lavati accuratamente le mani, il test ha permesso di identificare correttamente l’87,5% degli utilizzatori di cocaina e il 100% di quelli di eroina. Test come questi potrebbero essere utilizzati in ambito forense o per fare emergere comportamenti illegali, come il consumo di stupefacenti sui luoghi di lavoro, nelle carceri o in altri contesti pubblici.

a cura di Maria Parente

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