Matteo Cagnoni, show del dermatologo delle dive al processo

 

ROMA – Il 23 e il 26 marzo a Ravenna non si parlava d’altro: c’era Matteo Cagnoni in tribunale, il dermatologo delle dive, l’ospite fisso delle trasmissioni tv di salute, l’uomo che in Corte d’Assise deve difendersi dall’accusa di aver assassinato sua moglie, Giulia Ballestri, uccisa a bastonate il 16 settembre 2016.Posti in piedi in tribunale, la folla fa ressa anche fuori, tutti vogliono guardare in faccia l’assassino. Cagnoni non si sottrae, fedele al personaggio trincia giudizi e ha delle pretese, come quando si rivolge al pm, a proposito delle circostanze del suo arresto: “Non ho capito perché mi hanno tolto quelle scarpe, che a me piacevano tanto, che poi avevo anche un paio di pantaloni abbinati, non ho capito perché non me li hanno ancora resi”.In ogni caso nega tutto, “non sono un mostro”, si dichiara innocente per la morte della madre dei suoi tre figli. Magari ha qualche problema di super-ego, come si evince da qualcuno dei suoi post su Facebook: “In un certo senso mi sono sempre sentito un predestinato, dal nonno e dallo zio chirurghi entrambi primari di chirurgia generale in tempi in cui ancora un chirurgo doveva essere in grado di operare tutto”.Durante l’interrogatorio, il 53enne Cagnoni cerca di convincere giudici e giuria popolare (e forse anche il pubblico cui non è insensibile) che semmai lui è stato il salvatore della povera Giulia.

Infarcisce di giudizi le sue ammissioni di non colpevolezza. Sulle amicizie, per esempio: «Io non le ho mai impedito di frequentare nessuna di queste persone (…). Giulia era molto pigra, non chiamava spesso, non manifestava il desiderio di uscire da sola con gli amici». E poi: «Giulia usava la gente a suo uso e consumo, diceva e non diceva, diceva anche un sacco di bugie, cioè su di me mi ha fatto un vestitino che io ho avuto una crisi quando ho letto gli atti perché non c’è nulla o quasi di vero di quello che lei dice di me».

a cura di Gennaro Sannino

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