Milioni di americani spiati su Facebook da società legata a Donald Trump

NEW YORK – La società di analisi dei dati che ha lavorato per la campagna di Donald Trump e per quella a favore della Brexit ha raccolto i profili Facebook di 50 milioni di elettori americani, e li ha usati per mettere a punto un software per prevedere e influenzare le scelte al seggio.Cambridge Analytica è stata ora oscurata da Facebook con l’accusa di aver incamerato quella enorme massa di informazioni personali senza autorizzazione agli inizi del 2014 e di non averle poi distrutte. Cambridge Analytica ha avuto accesso ai profili di 50 milioni di elettori americani tramite l’accademico russo-americano Aleksandr Kogan, dal quale li ha acquistati.Kogan, da parte sua, aveva chiesto il permesso a Facebook si raccogliere informazioni solo a scopo di studio. Il tutto contravvenendo alle politiche del social network, che vietano la vendita o l’uso dei dati personali per pubblicita’. La scoperta della ‘fuga’ di informazioni – la maggiore nella storia di Facebook – riaccende i riflettori sul ruolo del social media nelle elezioni, esponendolo a nuove critiche. Facebook ha inizialmente cercato di minimizzare la portata dell’incidente. Poi ha ammesso: ”E’ stata una frode” ha detto il legale del gruppo al New York Times.L’unico problema era che la società non aveva i dati su cui lavorare. Una volta messo mano sui dati per Cambridge Analytica non si sono stati piu’ freni. Alexander Nix, l’amministratore delegato di Cambridge Analytica, ha prima smentito di aver ottenuto dati di Facebook, poi si e’ corretto e ha scaricato la responsabilità su Kogan. Su Nix l’attenzione è già alta da tempo: gli investigatori del Congresso americano lo hanno sentito sul suo ruolo nella campagna di Trump. Il procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, ha chiesto la consegna delle email dei dipendenti di Cambridge Analytica che hanno lavorato per Trump. E il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, nei mesi scorsi ha affermato di essere stato contatto da Nix durante la campagna elettorale nella speranza di ottenere email private di Hillary Clinton.

a cura di Maria Parente

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