Russia: poker di Putin, doppio binario con Europa e Usa

Com’è usuale quando un’elezione in un Paese importante si avvicina, ci si domanda cosa il cambio o la conferma del governo in carica potrebbe portare in termini di novità. Il gioco delle previsioni è tanto più stimolante quanto più incerto l’esito elettorale. Date queste premesse, si capisce perché ci sia dopotutto scarsa attenzione alle elezioni in Russia, che con ogni probabilità conferiranno a Vladimir Putin il suo quarto mandato presidenziale, allungando ulteriormente il suo record di più longevo leader della Russia moderna.Le sanzioni economiche e un mercato dell’energia in cui gli Usa sono diventati sempre più competitivi hanno ridotto le risorse a disposizione dei russi. Dopo aver dato stabilità politica e prosperità economica durante i primi due mandati (2000-8), e aver riportato la Russia al ruolo di grande potenza nel terzo (2012-18), per Putin il riavvicinamento all’Occidente su termini più o meno di parità potrebbe essere il grande obiettivo del quarto mandato.Questo scenario ha due componenti: una di rivalità gestita, una di cooperazione selettiva.

 

Intese possibili
La cooperazione selettiva si applica invece là dove russi e occidentali hanno interessi compatibili. Un campo fondamentale è quello del controllo degli armamenti, antico e sperimentato ‘luogo’ di cooperazione pragmatica tra occidentali (americani in particolare) e sovietici, che al momento sta venendo meno.Sul piano geografico, un’intesa che in qualche modo ratifichi l’equilibrio di forza che si sta delineando in Medio Oriente – col blocco pro-Iran allineato alla Russia e quello anti-Iran sostenuto dagli Usa – implica che Stati Uniti ed Europa riconoscano che la loro capacità di influenza in Siria è ridotta a frustrare i piani russo-iraniani di riorganizzazione del Paese. Ciò è possibile ma in definitiva non farebbe che prolungare oltre le sofferenze della popolazione civile e la conflittualità nell’area.

Brusco risveglio
Le possibilità che uno scenario del genere si materializzi sono minime.L’elezione di Donald Trump a presidente Usa ha introdotto maggiore confusione, se possibile, nelle relazioni russo-occidentali. Lo scandalo sulle interferenze russe nelle presidenziali 2016 non ha persuaso il presidente ad abbandonare la sua riluttanza a condannare Putin, ma ha generato un clima di ostilità profonda nei confronti della Russia.Il risultato è che la politica americana verso la Russia è priva di una direzione strategica, ma allo stesso tempo si è arricchita di strumenti di pressione come il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (Caatsa), una legge che dà ampi poteri al presidente Usa di sanzioni nei confronti di compagnie straniere che facciano affari in settori chiave dell’economia russa, compreso quello energetico. Se non viene manovrato con cura, il Caatsa porterà a un ulteriore irrigidimento della Russia e a una penalizzazione degli interessi europei.In tutto questo, la posizione e gli interessi degli alleati europei sono largamente trascurati; meno per scelta deliberata e più per mancanza di una strategia coerente che imposti il rapporto con la Russia sul doppio binario indicato sopra. A Washington mancano le tre condizioni perché una strategia del genere possa essere perseguita: una leadership credibile, consenso bipartisan, e fiducia nel legame transatlantico. Il quarto mandato di Putin scadrà nel 2024. Prepariamoci ad altri sei anni di burrasca.

a cura di Vincenzo Catapano

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