Muore Stephen Hawking, scienziato che svelò il nostro universo

Stephen Hawking, il celebre astrofisico dell’università di Cambridge, è morto il 14 marzo. Non solo uno scienziato, ma anche uno scrittore di successo e un personaggio pubblico che ha saputo attirare l’interesse di migliaia di persone verso l’astrofisica. Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo è il romanzo di divulgazione dove parla del cosmo e che l’ha consacrato al grande pubblico, diventando un best seller in poco tempo. Una figura ben lontana dall’immagine dello scienziato inaccessibile, anzi uno scienziato “pop”. Televisione, cinema, eventi: Hawking ha ricordato a tutti con la sua presenza che la fisica e lo studio dell’universo non sono per pochi addetti ai lavori, ma qualcosa che riguarda tutti noi, l’umanità intera e il nostro destino.

Ma chi era Stephen Hawking e soprattutto, chi è stato? Nato l’8 gennaio 1942 a Oxford, Hawking è stato un cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico tra i più autorevoli e conosciuti al mondo. I suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo hanno segnato profondamente l’evoluzione delle nostre conoscenze scientifiche.A soli 21 anni, nel 1963, gli venne diagnosticata una malattia del motoneurone denegerativa, una forma di sclerosi laterale amiotrofica, che avrebbe dovuto lasciargli appena due anni da vivere. La depressione però non gli impedì di laurearsi e la malattia si rivelò inusualmente lenta, tanto che lo scienziato con la sua passione per la matematica e lo studio divenne prima professore ordinario dell’Università di Cambridge per 30 anni, fino al 2009, poi direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge, oltre che membro della Royal Society, Royal Society of Arts e Pontificia Accademia delle Scienze.Due mogli, tre figli e una vita passata a fare ricerca e divulgazione Un film sulla sua vita, La Teoria del Tutto, che racconta i difficili momenti della scoperta della malattia, che ha sempre affrontato con un velo di ironia. Ma ricordare Hawking per tutti noi diventa più facile se pensiamo alle sue numerosi, quanto divertenti e ironiche, apparizioni televisive. E’ diventato omino giallo per i Simpson, amico di Sheldon Cooper nella serie televisiva The Big Bang Theory e ancor prima è apparso nella saga si Star Trek The Next Generation.

Amato dalla gente, Hawking non ha mai avuto paura di esprimere le sue opinioni, spesso con una semplicità e chiarezza disarmante. Lui che ha sempre sostenuto la presenza di vita aliena nello spazio, innegabile pensare che solo la Terra sia stata così “fortunata” da sviluppare forme di vita, è lo stesso che ha trattato con diffidenza l’intelligenza artificiale, avvisando dei suoi rischi: “Lo sviluppo della piena intelligenza artificiale – diceva – potrebbe portare alla fine della razza umana”.Un uomo che ha sempre professato una fine apocalittica per il pianeta, non con allarmismo ma con rassegnata obiettività. Altri mille anni da vivere, diceva, prima della distruzione per via dei cambiamenti climatici, motivo per cui spingeva per la colonizzazione spaziale e non aveva paura di definire il neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump una minaccia, che con le politiche anti-ambientali avrebbe accelerato la nostra fine. Uno scienziato che non ha rivolto il suo sguardo solo al mondo accademico, ma al mondo in generale, e non ha mai avuto paura di portare avanti le proprie idee. Un genio, uno scienziato “popolare” ma soprattutto, assieme a noi, un uomo con tutta la sua umanità.

a cura di Maria Parente

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