POLITICA ESTERA: ITALIA, BANCHI DI PROVA DEL PROSSIMO GOVERNO

Può sembrare prematuro, in questa situazione di grande incertezza sugli scenari del dopo elezioni, porsi la questione della collocazione internazionale dell’ Italia e delle sfide che attendono il prossimo Governo sulla scena internazionale. Ma il risultato delle elezioni, con l’affermazione di due forze politiche di marcata ispirazione nazionalista e sovranista, ha segnato una drammatica soluzione di continuità con il quadro politico pre-esistente in Italia, e soprattutto con quello prevalente nel resto d’Europa (dove l’onda lunga del populismo sembrava in ritirata).574d18efc1ba57862cd62ee20596b279

Qualche interrogativo sulla collocazione internazionale dell’Italia
Quale che sia la maggioranza che si riuscirà a formare a sostegno del prossimo Governo, Movimento 5 Stelle e/o Lega avranno comunque un ruolo determinante nelle scelte del Paese anche in campo internazionale. Non è quindi irrilevante cominciare a porsi qualche interrogativo su quanta discontinuità dobbiamo aspettarci sul tema della collocazione internazionale del Paese. Il quadro emerso dalle elezioni potrebbe infatti rimettere in discussione quella continuità nelle scelte di politica estera, che, malgrado i numerosi cambi di Governo e di maggioranza, era stato il dato caratterizzante della nostra storia repubblicana, che aveva tra l’altro garantito la nostra affidabilità sul piano internazionale .

Probabilmente la riscoperta del nazionalismo e del sovranismo, da parte delle forze politiche che hanno vinto le elezioni, non porterà l’Italia a rinnegare quelle scelte di fondo a sostegno di un sistema multilaterale fondato su regole certe e istituzioni funzionanti e legittimate, che hanno finora caratterizzato la collocazione internazionale del Paese. E questo per la semplice ragione che quelle scelte corrispondono ad un evidente interesse nazionale di un media potenza regionale come è l’Italia. Chi avrà responsabilità di Governo, ivi comprese quelle forze politiche che hanno subito il fascino del “trumpismo, molto presto dovrà realizzare che “Italia first” non ha molto senso; e che l’Italia avrebbe tutto da perdere dal riemergere di un sistema di nazionalismi in precario equilibrio e in costante rischio di conflitto.

Il primo test il rapporto con l’Europa
Ma se è da escludere un rischio sistemico di rimessa in discussione della nostra collocazione internazionale, saranno comunque numerosi i banchi di prova su cui andare a testare la capacità del prossimo esecutivo di fare scelte che corrispondano ad un effettivo interesse nazionale.

E il primo di questi banchi di prova sarà inevitabilmente il rapporto con l’Europa. La campagna elettorale è stata caratterizzata sia da promesse incompatibili con la tenuta dei nostri conti pubblici, che da dure polemiche nei confronti dell’Unione europea, della “burocrazia” di Bruxelles, delle regole e dei vincoli europei.

Ora al netto delle facili e strumentali polemiche contro Bruxelles, contro l’asse franco-tedesco, o delle simpatie (più o meno esplicite) per il Gruppo di Visegrad, il nuovo Governo si troverà confrontato con varie questioni aperte che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi.

Sulla base di una possibile convergenza fra Parigi e Berlino, potrebbe rapidamente rimettersi in moto il tema della riforma della governance dell’euro e del completamento dell’unione bancaria. Accantonati gli slogan contro il Fiscal Compact o le polemiche sull’Europa delle banche, ci si dovrà confrontare con proposte concrete, alcune delle quali potrebbero rivelarsi incompatibili con nostri interessi nazionali.

Scelte in materia di difesa, migranti, bilancio e ricerca di alleanze
Sul fronte della sicurezza e della difesa si sta procedendo nella direzione di una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’Europa. Se vorremo continuare a partecipare a questa iniziativa dovremo essere in grado di fare scelte coerenti e a sostenerne i relativi costi.

Si dovrà definire una politica migratoria comune a livello europeo più efficace di quella realizzata finora, nella consapevolezza che il fenomeno è di tale portata da richiedere necessariamente una gestione comune.

Nei prossimi mesi poi si dovranno definire le priorità del bilancio della Ue per il prossimo ciclo di programmazione finanziaria e la ripartizione delle (limitate) risorse disponibili fra le varie voci di spesa. Anche in questo caso dovremo avere le idee chiare su che tipo di bilancio comune abbiamo in mente. Infine nel 2019 si rinnoveranno i vertici della Commissione, del Consiglio europeo e delle Bce. Dovremo gestire questo delicato passaggio anche con un accorto gioco di alleanze, sapendo però che i due partiti italiani che hanno vinto le elezioni non fanno parte delle due maggiori famiglie politiche europee.

Sarà bene che il prossimo esecutivo, una volta posata la polvere delle polemiche pre-elettorali, si attrezzi in vista di queste scadenze con un propria linea, con proprie proposte e con un’idea delle possibili alleanze.

La partecipazione alla Nato e il rapporto transatlantico
Il secondo banco di prova sarà la nostra partecipazione alla Nato e il tema del rapporto transatlantico. Nessuno si aspetta che il nuovo Governo possa nel breve termine rispettare l’obiettivo del 2% del Pil da destinare a spese per la difesa. Ma sicuramente ci si attende che l’Italia continui a investire in sicurezza e difesa. E non riduca sostanzialmente la partecipazione in missioni militari impegnate in operazioni di peace keeping o peace enforcement.

Anche in questo caso il prossimo esecutivo dovrà essere consapevole che la partecipazione a queste missioni contribuisce in maniera rilevante a definire il nostro profilo internazionale e che eventuali decisioni (peraltro legittime) di revocare anche parzialmente il nostro impegno in queste missioni dovranno essere adottate in un quadro di concertazione con i nostri partners a alleati.

Infine nel rapporto con Washington il prossimo esecutivo dovrà essere capace di conciliare le ragioni di una alleanza irrinunciabile con una chiara presa di distanza da quegli aspetti della politica di Trump che rischiano di pregiudicare nostri interessi vitali (dal commercio internazionale, al clima, al riarmo nucleare).

Russia, Medio Oriente e altri fronti
Altro tema complesso rischia di essere quello dei rapporti con la Russia di Putin. Si dovrà essere consapevoli che la maggioranza dei nostri partners ed alleati non condivide la propensione di certe forze politiche italiane ad una rapida e incondizionata normalizzazione della difficile relazione con Mosca. Sarà sicuramente legittimo impegnarsi per una ripresa di un dialogo e per maggiore cooperazione con la Russia. Ma sarebbe velleitario pensare di assumere iniziative autonome o in controtendenza rispetto a quelle dei nostri alleati.

Infine l’Italia continuerà sicuramente ad avere interesse ad assicurare una propria presenza autorevole nel Mediterraneo allargato a Medio Oriente e Africa. E si tratta di un interesse che va oltre le legittime preoccupazioni collegate all’esigenza di garantire une gestione ordinata del fenomeno migratorio. Un Mediterraneo e un Medio Oriente stabili, con governi legittimati e in grado di esercitare un controllo effettivo sui loro territori, sono una condizione essenziale per la nostra sicurezza. Senza contare il nostro interesse a promuovere nella regione uno sviluppo economico sostenibile, democrazie funzionanti e il rispetto della rule of law e dei diritti fondamentali. Da qui il nostro interesse a sostenere processi di stabilizzazione (in Libia) e la risoluzione di conflitti e guerre civili (in Siria). Ma anche in questo caso appare difficile immaginare un ruolo isolato dell’Italia nella regione. Con il risultato che anche nel Mediterraneo dovremo soprattutto saper coinvolgere la Ue e gli altri grandi protagonisti sulla internazionale (a partire dagli Usa).

a cura di Giuseppe Catapano

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