Il Napoli è il calcio: merita di stare davanti alla Juve, ma per lo scudetto…

Niente e nessuno, per ora, fermano il Napoli. Contro la Lazio, che nel primo tempo ha spadroneggiato, mancavano Albiol e pure il suo sostituto naturale, ovvero Chiriches, entrambi infortunati. In campo, a fare il centrale di difesa accanto a Koulibaly, è andato Tonelli che non giocava da un anno. A metà partita è uscito Hamsik ed è entrato Zielinski. Il risultato era di 1-1 e nulla lasciava presagire una ripresa come quella che ha issato il Napoli sopra la partita e sopra l’avversario. Invece, con la forza del gioco e seguendo una trama che i calciatori conoscono a memoria, gli uomini di Sarri (allontanato nel finale di primo tempo perché esigeva l’espulsione di Milinkovic Savic che aveva colpito Callejon) hanno segnato altri tre gol, sfiorato il quinto, fatto correre la Lazio a vuoto, ribadito che il calcio è soprattutto bellezza. 

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Alle fine ne è uscito un 4-1 appagante che ha rimesso il Napoli dove merita di stare, cioè sopra la Juve micragnosa e opportunistica di Firenze. La differenza è di un punto appena, ma domenica la Juve ha il derby con il Toro, mentre gli azzurri ospitano la Spal. E’ certamente presto per prevedere un allungo, ma è un fatto acclarato che il prossimo turno sia favorevole alla capolista. Eppure l’avvio contro la Lazio sarebbe potuto essere letale. Appena tre minuti e i biancocelesti sono passati in vantaggio con un’azione atipica. Immobile si è defilato sulla destra e da lì ha messo una palla in mezzo in cerca di una deviazione amica o avversaria (a quel punto è sufficiente sfiorare la palla). Tonelli, sorpreso dall’inserimento di De Vrij, non è intervenuto. Hysaj era in ritardo sulla diagonale di chiusura e il laziale ha potuto toccare da un passo. Il Napoli sembrava perduto. Molle e impreciso, per una ventina di minuti è stato in balìa dell’avversario che, nello spazio lasciato dietro una difesa alta, avrebbe potuto colpire ancora. Straordinario, almeno per un tempo, Milinkovic Savic che ha stravinto il confronto a distanza con Hamsik (malconcio). Il centrocampo del Napoli è stato sempre aggredito dalla Lazio e le due linee ravvicinate nella fase difensiva hanno impedito sia lo sfondamento centrale, sia l’aggiramento laterale.

L’imbarazzo napoletano è stato superato da una superlativa giocata di Jorginho, partito male ma cresciuto fino a risultare tra i migliori in campo, che ha pescato Callejon (43’) nell’attacco allo spazio della linea difensiva laziale. La colpa degli uomini di Inzaghi è stato di perderlo ( o di lasciarlo andare, pensandolo in fuorigioco), tanto che lo spagnolo si è presentato solo davanti a Strakosha e lo ha battuto agevolmente. Nonostante il pari raggiunto quasi allo scadere, il secondo tempo non prometteva nulla di buono per il Napoli. Invece Insigne, con la fascia di capitano al braccio, ha trascinato i compagni con una serie di strappi e giocate delle sue (5’, tiro a giro, fuori; 7’, conclusione deviata da un avversario nell’area del portiere). Un minuto ancora e, seppure in maniera fortunosa, è arrivato il gol del vantaggio, quello che ha rovesciato la partita e le intenzioni. Mertens, fino a quel momento ottenebrato, ha aperto a destra per Callejon. Il cross basso è diventato una trappola per Wallace che, in spaccata, ha messo nella propria porta.Da lì in poi, e con la rapidità della foilgore, il Napoli ha dilagato. Prima (11’) Mario Rui ha caricato il sinistro concludendo verso la porta. Sulla traiettoria si è trovato Zielinski che ha ingannato Strakosha. Poi (28’) il gol più bello – nel senso di più articolato – del Napoli. Da un disimpegno nello stretto a metacampo, Jorginho di palombella, ha fatto correre, Zielinski. Il polacco ha servito l’inserimento di Mertens che ha prolungato in rete con un tocco di cipria. Questo è il Napoli, questo è il calcio. Ma non è detto che ancora basti per vincere lo scudetto.

 a cura di Carmine Cilvini
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