Wall Street crolla per il timore dei prezzi. Draghi: “L’inflazione resta un problema”.

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Chiusura in forte calo per Wall Street. Il Dow Jones perde il 4,62% a 24.345,23 punti, il Nasdaq cede il 3,78% a 6.967,53 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 4,11% a 2.648,54 punti. Il Dow Jones ha perso più di 1.100 punti, nel calo maggiore dal 2011. Gli indici sono stati spinti verso il rosso in gran parte dalla preoccupazione che la positiva crescita dell’economia americana possa risultare in una crescita dell’inflazione. L’indice S&P ha bruciato 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel mese di febbraio. Sale sempre di più l’attesa per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella sua riunione di marzo; in quell’occasione la banca centrale Usa fornirà le nuove stime economiche (che potrebbero essere alzate per via della riforma fiscale Usa) e di quelle sui tassi. Il timore è che le strette previste per il 2018 passino a quattro da tre. Nel giorno del suo giuramento, il neo governatore Jerome Powell ha promesso scelte «oggettive e basate solo sulle prove migliori a disposizione» e un «impegno a spiegare quello che stiamo facendo e perché».

«L’economia della zona euro si espande in modo robusto, con tassi di crescita più forti delle attese e significativamente sopra il potenziale», ha detto il presidente della Bce Mario Draghi al Parlamento Ue. In base ai dati preliminari, per Draghi il Pil dell’eurozona è cresciuto del 2,5% nel 2017, rispetto all’1,7% previsto dalle previsioni di dicembre 2016. Inoltre, «l’occupazione ha raggiunto i suoi livelli più alti dall’introduzione dell’euro», ha aggiunto.

«Restiamo pienamente impegnati per il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi e, in linea con la nostra strategia di politica monetaria, puntiamo a stabilizzare l’inflazione intorno a livelli inferiori, ma vicini al 2% entro un orizzonte significativo di medio termine».  Sul fronte dell’inflazione «non possiamo ancora cantare vittoria». Il presidente sottolinea, comunque, che «si è rafforzata la nostra fiducia che l’inflazione convergerà verso l’obiettivo del 2%». Dopo «un aumento al 2% all’inizio del 2017 per un aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione primaria ha oscillato da maggio 2017 tra l’1,3% e l’1,5%», sottolinea Draghi. I «nuovi venti contrari» sono nati dalla recente volatilità nei tassi di cambio «le cui implicazioni per le prospettive a medio termine per la stabilità dei prezzi richiedono uno stretto monitoraggio», spiega.

a cura di Vincenzo Catapano

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