Repubblica Ceca: vittoria di Zeman un grattacapo per l’Ue

La vittoria nelle elezioni presidenziali della Repubblica Ceca di Miloš Zeman, che si aggiudica un secondo mandato, non è una buona notizia per gli europeisti che avrebbero preferito Jiří Drahoš. Accademico di sentimenti contrari al nazionalismo espresso dal suo avversario, Drahoš si è comunque detto soddisfatto per il sostegno ricevuto. I sondaggi davano per vincente Zeman che ha prevalso, anche se non di troppo, sul candidato europeista.profimedia-0305167661

Un leader in sintonia con il Gruppo di Visegrad
73 anni, capo dello Stato dal marzo del 2013, uomo dai modi non troppo raffinati, il rieletto presidente della Repubblica Ceca è un politico che si trova perfettamente in sintonia con gli altri leader del Gruppo di Visegrád (V4) i quali respingono la politica Ue in ambito migranti e il sistema dei ricollocamenti.In campagna elettorale ha accusato il suo avversario di voler riempire il Paese di profughi e migranti, ricordando, in questo modo, il premier ungherese Viktor Orbán che attribuisce all’opposizione e al magnate George Soros intenzioni simili per quel che riguarda il territorio magiaro e l’intero continente europeo.A Zeman l’Ue non piace e non ne fa mistero, un po’ come il suo predecessore Václav Klaus, che descriveva l’Unione come un super-Stato livellante più pericoloso ancora dell’Urss. Il vincitore di queste ultime presidenziali agita lo spauracchio della perdita di sovranità nazionale che incomberebbe sui Paesi dell’Ue, specie su quelli più ‘periferici’, e non pochi cechi gli credono, spaventati dalla prospettiva di vedere il loro Paese invaso da migranti musulmani.

Meglio la Russia dell’Ue
Zeman preferisce la Russia all’Ue, è gradito al presidente Putin e si pronuncia contro le sanzioni commerciali pensate nei confronti di Mosca per l’annessione della Crimea. È favorevole a un incremento delle relazioni commerciali con la Russia e questa sua propensione per il sistema del presidente russo è vista dai suoi avversari come chiara espressione di un atteggiamento antidemocratico. Zeman è arrivato a mettere in discussione la qualità della Repubblica Ceca di membro dell’Ue e della Nato e a sostenere l’idea di un referendum per decidere in merito a entrambi i punti.La sua vittoria fa immaginare un rafforzamento delle posizioni esistenti all’interno del V4 e quindi una conferma dell’impegno condiviso dai Quattro di Visegrád per un’Europa delle nazioni e delle patrie, contro il modello federalista, contro l’attuale politica seguita dall’Ue in tutti i campi – dall’economia alla gestione del fenomeno migranti, -e contro i nuovi piani di integrazione Ue concepiti da Parigi e Berlino.

L’impatto politico interno della rielezione di Zeman
La sua rielezione alla presidenza della Repubblica è una buona notizia per Andrei Babiš, leader di Ano, vincitore delle elezioni parlamentari svoltesi lo scorso autunno. Il suo governo non ha ottenuto la fiducia in Parlamento, cosa che ha imposto al Paese una nuova e complicata fase negoziale. Complicata perché Babiš, che risulta essere il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca e il proprietario delle maggiori testate giornalistiche, viene considerato da diversi suoi avversari un pericolo per la democrazia, tanto che vari partiti, prima ancora del voto di ottobre, avevano escluso l’ipotesi di allearsi con Ano per formare il governo.

a cura di Maria Parente

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