Generazione “F” generazione dei followers: che cosa sta cambiando e perché.

Ci interroghiamo sui come e sui perché, magari rimembrando la nostra infanzia, adolescenza, sui metodi usati dai nostri educatori dalla famiglia al maestro delle elementari e via discorrendo. Al centro della discussione la parola chiave e’ progresso! Molto spesso usiamo questa parola senza riflettere sul suo significato. Progredire significa migliorare, anche se per molti la parola progresso e’ qualcosa di cronologico e basta. Se andiamo a leggere la storia attentamente, ci accorgiamo che non è così.

Ragazzi-al-telefono

Abbiamo scordato il rispetto per gli anziani e per le persone. In tutto questo spesso sono al centro della tempesta le giovani generazioni, secondo molti spesso con una educazione carente e con poco rispetto verso il prossimo. Indubbiamente anche le generazioni precedenti hanno commesso i loro errori, ma senza ombra di dubbio avevano come educatori uomini che non si facevano intenerire e soprattutto sapevano punire chi usciva fuori dai ranghi.Il problema più grande in tutto questo, consiste nel fatto che non riusciamo ad incontrarci, che non riusciamo a confrontarci e mettere a nudo le nostre pecche oppure i nostri pregi. Oggi la gioventù viene additata come quelli che passano ore davanti al telefonino a smanettare in una chat trascurando anche lo studio e mirano alla continua caccia di ammiratori virtuali o “follovers”. Sono convinto che la forza della parola non ha confini, la comunicazione verbale tra uomini colpisce e può entrarti dentro. Nulla ha la stessa potenza della parola, della presenza e dell’esempio; sui social e nel nostro tempo e’ questo che manca, il contatto diretto tra persone ma solo sterili e penose discussioni sui social. Se poi accanto ci vogliamo mettere che oggi gli insegnanti debbono spesso sottostare alle cattive abitudini degli alunni e restare impotenti perché per nulla denunciati oppure addirittura picchiati a sangue dai genitori di un ragazzo sgridato perché ha esagerato.

Questa osservazione, non è una sterile polemica, ma soprattutto vuole essere una riflessione. Magari dovremmo incitare i nostri figli a frequentare tutte le attività che possono scatenare aggregazione e crescita, un po’ dappertutto sono scomparsi gli oratori e i centri adibiti alla lettura dove un insegnante guidava i ragazzi verso la lettura e soprattutto gli insegnava il dibattito, l’incontro, il dialogo che e’ la parte più alta del discorso. Il confronto diretto tra giovani ha tutt’altra efficacia, in una riunione non puoi staccare e uscire oppure bloccare chi ti sta mettendo in difficoltà, ma devi restare e metterci la faccia; devi crescere confrontandoti.

Noi siamo il Paese di Machiavelli che diede allo Stato la fazione,  di Dante che diede agli uomini il giudizio divino, di Colombo e Vespucci, di Volta e Pirandello, siamo il Paese che senza timore ha sempre dato una mano ai più poveri, siamo un “ Paese meraviglioso” e bisogna andarne fieri !Un  Paese che deve insegnare alle nuove generazioni, con l’esempio e con la parola che siamo il paese dell’eleganza, dei grandi stilisti e di uomini e donne che hanno portato la bellezza ed il gusto della vita in tutto il mondo.

I giovani spesso non hanno colpe e’ la rete aggregativa che e’ carente, bisognerebbe agire e farlo in fretta sul territorio, bisognerebbe anche nelle scuole insegnare la storia locale che e’ totalmente assente nei programmi. Bisogna ripartire dal territorio in cui si vive e bisogna tenere insieme i ragazzi con valori che diano una spinta energica ai sogni, bisogna dare un segnale e farlo quanto più in fretta possibile, ma soprattutto bisogna dare il giusto rispetto e la giusta importanza agli anziani, cogliere la loro esperienza e farne tesoro!

Cosi possiamo davvero creare amore e aggregazione produttiva.

a cura di Cesare Ventre e Cesare Cilvini

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