Pochi ma ben pagati, ecco i dottori di ricerca italiani all’estero

Hanno migliori chance di trovare un’occupazione, guadagnano di più e sono più soddisfatti del loro lavoro. Ecco la fotografia dei dottori di ricerca che lasciano l’Italia per trasferirsi all’estero, secondo l’ultima indagine Isfol. Dalla quale risulta che i cervelli in fuga sono una percentuale esigua dei dottorandi italiani: si va da unminimo del 3,4% degli atenei toscani a un massimo del 10,6% di quelli del Lazio. La stragrande maggioranza di chi è emigrato (87,8%) mantiene contatti con il Belpaese, ma solo il 26,5% ci torna per motivi di lavoro. Inoltre, la quasi totalità di chi si è trasferito all’estero per fare un dottorato di ricerca (il97%) afferma di essere pienamente soddisfatto sia della vita che della situazione professionale. Anche perché, guadagna circa il 50% di più rispetto a chi è rimasto in Italia. È di €29.022 netti lo stipendio medio di un dottore all’estero, rispetto ai €20,085 nostrani. A pagare di più sono gli studi di medicina, farmaceutica e veterinaria (circa +7% del valore medio). All’opposto, i dottori con studi umanistici e psicosociali (-16%). Altissimo, sia fra chi rimane che fra chi se ne va, il tasso di occupazione: 92,5% in Italia, 95,4% all’estero. Il 65% degli occupati svolge attività di ricerca, in coerenza con il livello di studi conseguito. Percentuale che sale all’86% per chi ha lasciato l’Italia.

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