Gaza, Ban Ki-moon: “Basta combattersi”. Le compagnie fermano i voli verso Israele

E’ salito a 620 il numero dei palestinesi rimasti uccisi nella Striscia di Gaza dall’avvio dell’operazione israeliana. Lo rende noto tramite Twitter il portavoce del ministero della Salute di Gaza, Ashraf al-Qedra, secondo il quale i feriti sono almeno 3.752. Dall’avvio delle ostilità, inoltre, almeno due civili israeliani sono rimasti uccisi e 27 militari sono morti.

Stop dei voli Usa – La American Airlines, la Delta Airlines, la U.S. Air e la United Airlines hanno sospeso i voli da e verso Israele. Lo riferisce ‘Haaretz’, comunicando una decisione che fa seguito all’avvertimento lanciato dalla Federal Aviation Authority dopo che un razzo ha colpito la cittadina di Yehud, nei pressi dell’aeroporto internazionale Ben Gurion.

Le altre compagnie – Anche Lufthansa ha fermato per 36 ore i voli per Tel Aviv, per motivi di sicurezza. Lo ha reso noto un comunicato della compagnia aerea tedesca che estende la decisione anche ai voli Germanwings, Austrian Airlines e Swiss. Analoghi provvedimenti sono stati presi dall’Air France e da Klm.

Il portavoce Onu – E’ una situazione “devastante” quella nella Striscia, dove “letteralmente non ci sono luoghi sicuri per i civili”. Lo ha affermato a Ginevra il portavoce dell’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), Jens Laerke.

Carenza di medicinali – Laerke ha spiegato che circa 500 case sono state completamente distrutte o gravemente danneggiate nei raid israeliani. “C’è carenza di medicinali e di attrezzature mediche a causa del numero elevato di vittime e anche prima dell’escalation di violenza c’erano grandi difficoltà”. Il portavoce ha quindi sottolineato che oltre 15.000 palestinesi, la cui casa è andata distrutta, hanno bisogno di kit di emergenza. Oltre a questo si stima che 1,2 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile o ce l’hanno limitato a causa dei bombardamenti.

Ban Ki-moon in Israele – Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è arrivato in Israele. “Il mio messaggio a israeliani e palestinesi è lo stesso, basta combattersi, iniziate a parlarvi. Le operazioni militari non favoriranno la stabilità di Israele” è l’appello del segretario Onu.

Ban ha informato il primo ministro isareliano Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Moshe Yaalon dei colloqui da lui avuti con leader arabi e palestinesi sulla possibilità di una tregua a Gaza. Il segretario generale ha definito “scioccanti” i missili che continuano a venir sparati dalla Striscia di Gaza verso Israele, ma ha anche esortato lo Stato ebraico ad esercitare il “massimo contenimento”.

La tregua umanitaria – La strada per arrivare a una tregua appare però ancora tutta in salita. Il Coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori, Yoav Mordechai, ha formalmente comunicato all’inviato dell’Onu Robert Serry che Israele respinge la proposta di una tregua umanitaria nella Striscia. Lo affermano alti funzionari israeliani citati da ‘Haaretz’.

E anche Hamas non cede. “Accetteremo un cessate il fuoco di alcune ore per ragioni umanitarie, non una tregua a lungo termine” ha dichiarato Mohammed Nazzal, citato dal sito web di ‘Haaretz’.

Sondaggio ‘Cnn’ – Sulla delicata questione a Gaza, per la maggior parte degli americani l’operazione militare israeliana è giustificata. Lo rivela un sondaggio Cnn/Orc International, realizzato tra venerdì e domenica su un campione di 1.012 persone. Per quattro americani su dieci però il ricorso alla forza da parte di Israele è eccessivo.

L’inchiesta rivela tuttavia che le opinioni favorevoli nei confronti di Israele sono diminuite rispetto a qualche mese fa: il 38% dichiara di avere un’opinione non favorevole, 14 punti percentuali in più rispetto a febbraio, mentre il 60% dichiara il contrario, rispetto alla quota del 72% di febbraio. Resta il fatto – si legge sul sito dell’emittente Usa – che il 60% di pareri favorevoli rappresenta il triplo del 20% di americani che esprimono giudizi positivi sull’Autorità palestinese.

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