Il made in Italy torna in bottega

Il made in Italy riscopre le sue radici, quelle dell’artigianalità, del saper dare concretamente forma al concetto di bello. Si riparte così dalle scuole (circa un centinaio sparse in tutta la Penisola) che trasmettono le tecniche per realizzare un gioiello, un orologio, una calzatura ma anche uno strumento musicale, una scenografia teatrale o una maiolica. Insomma, quella manualità nel lavorare i diversi materiali che ha reso famoso nel mondo il made in Italy, a partire dagli anni 50, e può servire ora per il suo rilancio. Mentre molte griffe finiscono in mano a gruppi stranieri (ultimo in ordine temporale Etro nel mirino dei francesi), «occorre invece dare impulso alle scuole di formazione che sono quelle che tengono in vita la tradizione tricolore», dichiara Franco Cologni, presidente dell’omonima fondazione dei mestieri d’arte, presentando venerdì 14 marzo a Milano il libro La regola del talento. Mestieri d’arte e scuole italiane di eccellenza e il sito www.scuolemestieridarte.it. «I giovani hanno bisogno di lavoro, il lavoro richiede formazione e saper dare forma al bello può spingere l’economia, il nostro Pil».

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