A Treviso il Pd fa la guerra ai mendicanti

Se Matteo Renzi ha archiviato in un colpo solo vent’anni di antiberlusconismo, con l’incontro con Silvio Berlusconi, nella sede del Pd del Nazareno a Roma, un sindaco renzianissimo, Giovanni Manildo di Treviso, ha messo in soffitta la retorica, tipica di una certa sinistra, del «poveri ma belli». Il primo cittadino ha infatti inaugurato una politica severa contro l’accattonaggio molesto che prevede anche il foglio di via. La decisione ha un valore simbolico fortissimo, proprio perché avviene in una città, come Treviso, in cui il leghismo si affermò, venti anni orsono, tra le prime in Italia, proprio grazie alla battaglia di un suo sindaco modello, Giancarlo Gentilini, che per la sua intransigenza (anche) verso l’accattonaggio divenne «lo sceriffo». Anzi, come ha ricordato il Corriere Veneto domenica scorsa, neppure il Carroccio che, dopo due legislature gentiliniane aveva governato con Gian Paolo Gobbo, era arrivato a tanto. Le nuove misure adottate dal sindaco Manildo, un avvocato 45enne che a maggio dell’anno scorso aveva battuto alle comunali proprio il ritorno Gentilini, le misure di Manildo, dicevamo, prevedono per i contravventori dell’ordinanza antiaccattonaggio l’accompagnamento in questura e l’emissione, appunto, del provvedimento amministrativo che allontana dai confini comunali per tre anni. Chi poi, colpito dal foglio di via, si facesse sorprendere nuovamente in città, andrebbe incontro a una sanzione penale e scatterebbe il fermo. «Sappiamo chi sono, si tratta sempre delle stesse persone», aveva spiegato il vicesindaco Roberto Grigoletto, «una donna è stata identificata e sanzionata sessanta volte nell’arco di poco più di un anno. Il foglio di via», aveva aggiunto, «riguarda i recidivi, soggetti legati al racket e alla criminalità organizzata. Non riguarderà, invece, indigenti e anziani che chiedono l’elemosina e sono noti ai nostri servizi sociali». Insomma nel mirino ci saranno i mendicanti particolarmente aggressivi, quelli noti in tutto il Nord Est come «barbanera», in realtà rom di origine rumena. Senza proclami, senza il ricorso a metafore truculente del «vecio alpin» Gentilini, che nel 1996 provocarono una manifestazione di protesta organizzata dalla sinistra trevigiana con 3mila persone in piazza, il sindaco renziano ha fatto quello che la Lega non s’era sognata di fare, tanto che, dinnanzi alle rivendicazioni di primogenitura dell’opposizione, lo stesso vicesindaco ha avuto buon gioco nel rispondere: «Hanno avuto vent’anni per farlo senza agire. Noi l’abbiamo fatto». A Venezia, peraltro, nel 2008 il sindaco Massimo Cacciari ci aveva provato con un’ordinanza che colpiva con 500 euro di multa la stessa tipologia di accattonaggio ma il provvedimento era stato cancellato, negli anni successivi, perché poi era materialmente impossibile far pagare le sanzioni. Ora sulla scorta di Treviso che «cambia verso», secondo il noto slogan renziano, anche altre città venete governare dal centrosinistra ci ripensano. Nella stessa Venezia, dove i fogli di via hanno colpito alcuni facchini abusivi che operavano intorno al Ponte di Calatrava, quello davanti alla Stazione di S. Lucia, il vicesindaco Gianfranco Bettin ha chiesto che si intervenga sul Codice penale: «Un passaggio in più, molto utile, sarebbe l’introduzione del reato associativo laddove ci sia il racket, cosa che avviene sempre più spesso», ha spiegato allo stesso quotidiano. Si attende ora la reazione della sinistra-sinistra, da quella vendoliana, a quella dei centrisociali, a quella cattoprogressista che, per esempio, nel luglio dell’anno scorso, aveva maltrattato don Fausto Bonini, il parroco del duomo di Mestre (Venezia), che aveva organizzato sul sagrato un servizio di vigilanza, costituito da parrocchiani a difesa delle anziane che si recavano a messa, obiettivo preferito dai mendicanti molesti. Senza entrare troppo nel merito, si era parlato subito di «body-guard» e di «buttafuori», di razzismo, s’erano citati senza risparmio passi evangelici e invocato l’intervento di Papa Francesco. E anche stavaolta ci si aspetta che gli indignados, radicali o benedetti, insorgano, magari vedendo nell’azione del sindaco Manildo anche il chiaro stigma del governo Renzi.

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