Marino: fuori i soldi o blocco Roma. Interviene Renzi, domani il decreto

“Da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno girare”. Ignazio Marino interpellato a ‘Mix24′ ha annunciato come estrema reazione alla cancellazione dal Decreto enti locali delle misure che consentirebbero a Roma di trasferire 468 milioni di debito dal bilancio comunale a quello della gestione commissariale, ha chiarito così gli effetti del ritiro del provvedimento da parte del governo a causa dell’ostruzionismo di Lega e M5S: “Diciamolo con chiarezza: per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria. Non si chiama Salva Roma”, ha detto Marino – i soldi che stanno in quello che voi giornalisti avete chiamato Salva Roma sono soldi delle tasse dei romani che devono essere restituiti ai romani. Non ce li hanno ridati, il governo italiano ce li deve ridare, deve restituire a Roma ciò che è di Roma”. Una vera furia, insomma, il sindaco di Roma, che ha attaccato ancora: “Io sono veramente arrabbiato e lo sono anche i cittadini. Hanno ragione, dovrebbero inseguire la politica con i forconi. Lo sa che qui a Roma bisogna ancora pagare i terreni espropriati nel 1957 per costruire il villaggio Olimpico? Ma si può continuare a governare così la Capitale”? Toni che a quanto pare hanno irritato non poco il presidente del consiglio, Matteo Renzi, tanto che fonti di palazzo Chigi riferiscono di una “telefonata energica” tra il capo del governo e il primo cittadino di Roma. Nel corso del colloqui sarebbe stato ricordato a Marino che già mercoledì, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, il ministro delle riforme istituzionali e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e i capigruppo del Pd di Camera e Senato, Roberto Speranza e Luigi Zanda si sono riunitio per esaminare un provvedimento che ponga rimedio al ritiro del decreto Salva Roma deciso, non per responsabilità dell’esecutivo. E il governo avrebbe sototlineato come già domani sarà all’esame del consiglio dei ninistri un testo con le norme più urgenti già contenute nel decreto legge. Poi, mentre veniva annunciata la convocazione di un vertice, in corso, al ministero dell’Economia per sbrogliare la matassa, i toni si sono fatti più cauti: “Ho grande fiducia in Matteo Renzi, con
lui qualunque colloquio è stato sereno, puntuale e nel merito, quelle battute naturali che ha da toscano rendono sempre piacevole una conversazione”, ha detto Marino. “Renzi è oggi un po’ il sindaco d’Italia, ma la conversazione che ho con lui è sempre da sindaco a sindaco. Sa esattamente di cosa parlo, viene dalla gestione pratica di una città”, ha concluso il primo cittadino di Roma. Parole che però non hanno placato il malumore suscitato nel Pd dalla dichiarazione di guerra di Marino, tanto che il deputato Federico Gelli ha invitato Marino “a fare il sindaco di Roma”. “Si ricordi di essere l’autorità di governo della città di Roma, non può pensare di mettersi ad aizzare le folle. Ci auguriamo che le dichiarazioni avventate e minacciose del primo cittadino della Capitale siano state solo uno sfogo sfuggito in un momento particolarmente difficile, è opportuno che Marino smentisca e chiarisca. Non si può pensare di minacciare il blocco della città, non c’è nulla di istituzionale e civile in una provocazione del genere”.

Belviso: Marino vada via. Storace: porti i conti in regione

In precedenza, lo sfogo durissimo di Marino era stato censurato dalla ex vicesindaco di Roma nella giunta guidata da Gianni Alemanno, Sveva Belviso. Che rivolta all’indirizzo di Marino ha dichiarato: “Le ultime incredibili dichiarazioni del sindaco Marino dimostrano che ormai purtroppo ha perso completamente la testa, non ce la fa: in America gli direbbero che è ‘unfit to rule. Marino è solo un solista, purtroppo del tutto inadatto a fare squadra. Minacciare il blocco della città, incitare la gente a prendere i forconi è ridicolo, pericoloso, indegno e del tutto incompatibile con il suo ruolo. Noi non scenderemo a questo livello. A prescindere dalle evoluzioni delle prossime ore sul bilancio”. L’ex presidente della regione Lazio, vicepresidente del consiglio regionale e leader di La Destra, Francesco Storace, ha invece invitato il sindaco a riferire sulla vicenda “La Regione non deve stare a guardare lo spettacolo capitolino. Marino lamenta che non vogliono dargli soldi dei romani, eppure ha tentato di gabbare proprio la Regione infilando nelle enormi richieste per lo stato di calamità dovuto al maltempo di fine gennaio anche pretese strabilianti che non c’entravano nulla”. Per Storace “la pretesa di vendicarsi sui romani col blocco delle auto è incredibile: credo che comunque il sindaco vada sentito. E il luogo giusto è la Commissione Bilancio della Regione Lazio. Il presidente non indugi e disponga l’audizione del sindaco Marino sulle cifre della città”

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