Le fabbriche? Negli Usa

Il presidente della Foxconn spera di poter ridimensionare il suo ruolo all’interno dell’azienda. Terry Gou, presidente della Foxconn, ha trascorso l’ultima mattinata di celebrazioni per il nuovo anno lunare pregando per la prosperità in affari con bastoncini di incenso tenuti sopra un banchetto di frutta e altre offerte.
Questo è in parte il motivo per cui lo scorso venerdì il capo della più grande azienda produttrice di componenti elettrici ed elettronici è apparso più contemplativo del solito durante le tre ore di conferenza stampa sul futuro della sua azienda, improvvisata all’interno di un magazzino.

Gou ha delineato i prossimi interventi mirati all’espansione negli Stati Uniti e alla produzione di televisori da 120 pollici. Ha inoltre parlato della speranza di scorporare il suo enorme impero di elettronica e passare quindi il comando a leader più giovani di lui. Ha affermato infatti che le sue aspirazioni si sono spinte ben oltre la produzione di apparecchiature, e adesso comprendono anche l’aiuto a giovani imprenditori di Taiwan per la creazione di posti di lavoro di alto valore.

«Credo di poter essere attivo ancora per un decennio, ma anche se sarà così mi voglio occupare d’altro», ha affermato il presidente sessantatreenne, e ha aggiunto che non si ritirerà ma dedicherà più tempo alla ricerca medica e ai servizi pubblici. «Sto cercando di limitare l’importanza di Terry Gou alla Foxconn».

A riprova di ciò ha chiesto a vari dirigenti, tutti in abito blu scuro e giacca della Foxconn come lui, di intervenire uno alla volta, anche se poi li ha interrotti spesso. La conferenza stampa è stata particolare sotto molti punti di vista, tenuta nel magazzino non riscaldato e con le pareti di metallo corrugato che ospitava la fiera annuale di scienza interna all’azienda, in cui i vari dipartimenti hanno esposto i loro migliori prodotti, come un’ingegnosa motocicletta smart che invia i dati di guida e percorrenza al cloud e un ricaricatore senza fili di smartphone, pronti per essere lanciati a breve nel mercato di Taiwan dai clienti di Foxconn secondo quanto affermano gli stessi dirigenti.

Ma l’esposizione di apparecchi tecnologici all’avanguardia, tenuta in un freddo magazzino, è perfetta per la Foxconn, azienda ancora considerata relativamente a basso profitto ma con enormi ambizioni.

Occupandosi soprattutto della produzione di iPhone e di altri dispositivi per i colossi Usa e asiatici, la Foxconn si è ingrandita in maniera considerevole e ora spazia dalla telefonia al software. L’azienda è anche sempre più decisa ad aprire stabilimenti altamente automatizzati non in Cina, ma gomito a gomito con gli stessi clienti della Foxconn. «Stiamo costruendo fabbriche negli Usa e in Indonesia perché vogliamo soddisfare i bisogni dei clienti che abbiamo là», ha affermato Gou. Il presidente ha anche affermato che la conversazione avvenuta lo scorso novembre con un rappresentante di SelectUsa, agenzia per la promozione di investimenti, lo ha spinto a investire negli Stati Uniti oltre allo stabilimento di Harrisburg Pennsylvania, già annunciato in precedenza. «Abbiamo grandi progetti negli Usa», ha affermato, «per esempio non è possibile fabbricare i nostri televisori da 120 pollici a Taiwan e poi spedirli in America, devono essere fabbricati in loco». Gou ha precedentemente detto che l’azienda sta studiando la possibilità di creare negli Stati Uniti uno stabilimento per la produzione di pannelli per maxischermi: la Foxconn darà avvio alla sua produzione di massa di televisori da 120 pollici per conto di Vizio nell’ultimo trimestre di quest’anno, anche se non è stato specificato dove. Gou ha anche detto di essere convinto che un forte settore manifatturiero è un sostegno fondamentale all’economia di un Paese. «La classe media americana sta scomparendo», ha affermato, «perché il settore manifatturiero non esiste più. Non sono d’accordo con gli economisti che dicono che un aumento del settore dei servizi è sempre meglio». Gou Ha poi aggiunto che quest’anno l’azienda è alla ricerca di 15 mila nuovi ingegneri a Taiwan: «Il problema è che non ne riusciamo a trovare così tanti».

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