I taxisti: “Troppi clienti in fuga senza pagare”

Prendi la corsa e scappa. A sentire i racconti dei tassisti, soprattutto quelli che lavorano di notte, ci sarebbero tanti episodi da scrivere un libro. L’ultima faccia della crisi è prendere il taxi e poi darsela a gambe una volta a destinazione. Con le scuse più assurde. Ovviamente rischiando una bella denuncia.

I sindacati
Il Coordinamento Sindacale Tassisti Torinesi lancia l’allarme: «In due anni è raddoppiato il fenomeno. Capita almeno due o tre volte a settimana ad ognuno di noi, in particolare ai colleghi del notturno, di trovarsi di fronte a clienti che non hanno i soldi per saldare il conto, o peggio fuggono», spiega il segretario, Nicola Gasperoni. Spesso «persone insospettabili – continua –. Noi non siamo autorizzati a chiedere documenti, l’unica cosa che possiamo fare è chiamare le forze dell’ordine». C’è da dire che i casi di rapine, furti dell’auto, aggressioni violente sono diminuiti da quando le vetture bianche sono collegate con le forze di polizia. Diminuiti, ma non azzerati. Mercoledì scorso, di notte in piazza Rivoli, un diverbio tra un tassista e un ragazzo peruviano è finito in una rissa. Il giovane non aveva i soldi e ha cominciato a inveire contro il guidatore.
L’identikit
Non c’è un identikit preciso del «portoghese» del tassì. Il panorama raduna casi molto diversi, dai giovanissimi agili ad aprire la portiera e sparire, a clienti adulti, «che scendono di fronte a case tutt’altro che popolari», commenta Massimiliano T., a bordo della sua Multipla bianca. La più bella è capitata a lui: «Succede ormai di frequente di portare la signora 35-40enne, accompagnata in belle villette in periferia, che invece di pagare propone servizi alternativi». Diciamo così. Insomma, di pagare in natura. I giovani sono i più squattrinati e ingegnosi: «Carico un cliente in piazza Vittorio, venuto a piedi, avrà avuto 25 anni – prosegue Massimiliano –. Arrivati al confine con Moncalieri mi chiede di aspettare. Sarebbe salito a casa a chiedere denaro alla mamma. Ha avuto la decenza di tornare spiegandomi che la mamma non era a casa». Giuseppe De Francesco, «taxi driver» di notte da 11 anni, non crede ancora a quel che gli è capitato martedì sera. «Ero in piazza Madama, un ragazzo ubriaco mi chiede di andare in via Negarville. Mister, fa 20 euro, gli ho detto, svegliandolo all’arrivo. Non voleva pagare, ho rimesso in moto, si è lanciato già dall’auto ai 30 all’ora». Qualcuno, preso da rimorsi di coscienza, propone di lasciare il cellulare di poco valore in pegno, di scambiarsi numeri per recuperare il credito.
La fiducia
E’ tutta questione di fiducia, la corsa in taxi con il cliente, perché quasi nessuno chiede il pagamento anticipato. Una delle tattiche più diffuse tra i «portoghesi» è inventare un indirizzo lontano, poi farsi trasportare ben più vicino, chiedere di attendere sotto il portone: «Devo andare a prendere le chiavi di casa da un parente». Una volta entrati nel palazzo, buonanotte. Nessuno li rivede più. Come quella signora che da piazza Massaua, «uscita dal Bingo, mi ha fatto andare fino a Brandizzo. Zoppicava. Arrivata a destinazione è scesa e si è messa a correre. Fare denuncia ai Carabinieri? Perdi la nottata, e i soldi non li rivedi più».

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