I 50 insospettabili che compravano orologi di lusso e gioielli rubati

Adesso c’è ancora qualcuno che trema per l’operazione «Oro puro», effettuata dai carabinieri della Compagnia di Venaria. Che, oltre ad aver arrestato 19 persone per ricettazione e furto, fino alla detenzione di esplosivi, ne hanno denunciato un’altra cinquantina. Qualcuno pure insospettabile. Altri border-line. Ma tutti pronti a fare affari con gli zingari rom di Strada Aeroporto o con i grandi ricettatori torinesi. Tra i soggetti finiti nei guai ci sono professionisti, impiegati, commercianti, operai, disoccupati, altri zingari. Gente che non si faceva problemi ad acquistare o smerciare orologi e gioielli provenienti da furti.

 

Passione Rolex

È il legale che difende Nikola Stojanovic, 43 anni, domiciliato nell’accampamento di Strada Aeroporto, considerato uno dei capi del sodalizio criminale. Un penalista quarantenne di Torino che, nonostante la sua professione, non si fa problemi a trattare con gli zingari rom. Gli inquirenti lo hanno intercettato più volte. Nikola Stojanovic lo chiama sul suo telefonino cellulare: «Ascolta, ma ti interesserebbero due Rolex?». L’avvocato: «Belli?». Stojanovic: «Uno in oro testa… e uno solo… tutto acciaio. Poi c’è un Tiffany per tua donna che gli faresti un regalo. Poi c’è un Omega, fatto strano, tipo nuovo». Risposta: «Umh!». Stojanovic: «Puoi passare domani?». Avvocato: «Eh! Domani mattina passo a vedere». Ma questa non è la sola conversazione. Ce ne sono altre, dove il rom propone al legale altri tipi di orologi e di gioielli.

 

L’architetto disinvolto

È un altro grande professionista di Torino, che finisce coinvolto nel restyling della discoteca Hennessy, di via Pomba 7, ora in amministrazione controllata. Ma su di lui gli accertamenti degli inquirenti non sono ancora terminati. Tratta con gli zingari e non si fa problemi. I lavori all’interno del locale sfiorano i 250 mila euro tra materiale e manodopera. Un mucchio di soldi. Che gli investigatori del nucleo operativo di Venaria, coordinati dal capitano Roberto Capriolo, devono capire se siano provento della vendita delle refurtiva. Chilogrammi di oro ogni settimana, che garantivano un introito di migliaia di euro alla banda.

 

Gli altri indagati

Sono una miriade di persone attratte dall’acquisto facile. Orologi di marca e gioielli a prezzi stracciati. Ma c’è anche chi acquistava dagli zingari i preziosi e poi li rivendeva in giro. Nei guai, però, sono finiti anche dei Compro Oro e degli artigiani orafi che non si sono mai fatti problemi a scucire soldi contanti per pagare l’oro a Gabriele Benazzi o al conte Cesare Maria Gaschi di Bourget (entrambi grandi ricettatori con alle spalle anni di detenzione in carcere) senza farsi il minimo dubbio sulla sua provenienza.

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