Percassi, l’alleato di Intesa per tenere in volo Alitalia

Non parlo”. Antonio Percassi è uno di quegli imprenditori vecchio stampo, riservatissimi. E in più è bergamasco, quindi loquace quanto un latitante. Ora che è diventato socio di Alitalia, permettendo l’indispensabile aumento di capitale, è ricordato come presidente dell’Atalanta. In realtà guida un gruppo da mezzo miliardo l’anno. Eppure i 15 milioni per entrare nella compagnia non arrivano dalla cassaforte bergamasca ma dalle banche, in particolare da Intesa. L’Istituto guidato da Giovanni Bazoli, nella doppia posizione di socio e creditore della compagnia, ha interesse a salvare in ogni modo Alitalia, esposta per quasi un miliardo di debiti per lo più con le banche. PERCASSI GUIDA UN IMPERO che ha le fondamenta nell’edilizia, i piani alti nelle vendite al dettaglio e l’attico nei mega centri commerciali. La holding si chiama Odissea. Ha 16 sedi nel mondo, da Bergamo all’Arizona, e 5200 dipendenti complessivi con un giro di affari in crescita: 400 milioni nel 2011, 500 nell’anno successivo. Spazia dalla cosmesi con Kiko Make up, creata nel 1997, all’abbigliamento con il marchio Billionaire Italian Couture, creata nel 2005 in partnership con Flavio Briatore e da poco sbarcata anche a Miami. Calciatore a 17 anni, difensore in Serie A con l’Atalanta a 20, quando i compagni di squadra dopo gli allenamenti andavano a festeggiare o a riposarsi, lui correva dal padre Luigi a lavorare nell’impresa edile di famiglia. A 23 anni lascia il calcio giocato. Conosce Luciano Benetton e nel 1976 apre il suo primo store in Italia. In un anno diventano 50. Poi apre i brand Zerododici, Sisley, Playlife. Negli anni 80 Percassi è l’uomo che porta in Italia i negozi Nike, Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Guess, Swatch e Ralph Lauren. Nel 2001 importa nel Belpaese il marchio Zara. Nel frattempo inventa i centri commerciali. Il primo è l’Orio Center, alle porte di Bergamo, davanti all’aeroporto italiano che dallo sbarco delle compagnie low cost registra ogni anno il record di passeggeri e crescita. Oggi, per dire, ci sono compagnie che organizzano viaggi dall’est a Bergamo solo per lo shopping a Orio. Lui lo costruisce e nel 2000 lo rivende a 300 miliardi. Suoi sono, tra gli altri, gli outlet Franciacorta, Valdichiana e Sicily. Sta realizzando a Segrate, a pochi passi da Linate, il centro commerciale più grande d’Europa: l’Idroscalo Park, con l’avallo della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, guidate, al momento del via al progetto, da Roberto Formigoni e da Filippo Penati. L’ennesima conferma che la politica è indispensabile arriva dalle inchieste giudiziarie delle procure di Milano, Monza e Brescia. Si scopre che due società che fanno capo a Percassi, Stilo Retail srl e Finser spa, hanno finanziato la fondazione Fare Metropoli di Penati per 45 mila euro e per 20 mila l’assessore regionale formigoniano Franco Nicoli Cristiani, arrestato il 30 novembre 2011 con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e corruzione. Tra gli indagati a Monza c’è l’ingegnere Michele Molina, consulente del gruppo Percassi nell’Idro – scalo Park. Il patron, come nell’inchiesta calcioscommesse, rimane estraneo alle inchieste. Perché dal padre Luigi, oltre alla riservatezza, ha imparato a rapportarsi con i politici. LE CRONACHE DEGLI ANNI 80 sull’Eco di Bergamo raccontano di Luigi Percassi, il capostipite: aveva messo su una piccola impresa edile in valle Seriana, a Clusone. Bergamasco doc, instancabile lavoratore, schivo e riservato, legato alla Dc, delegato al congresso del 1989. Amico di Filippo Maria Pandolfi, ministro nei governi scudocrociati, e di Severino Citaristi, storico tesoriere della Balena Bianca, recordman di avvisi di garanzia ai tempi di Tangentopoli: 74, più che a Bettino Craxi. Certo i tempi cambiano, i modi per trattare con la politica pure. Uno dei sei figli di Antonio, Stefano Percassi, è finito nell’inchiesta sulle escort che Giampaolo Tarantini procurava per Silvio Berlusconi. “Ades – so vedo di recuperare qualche donna, perché sono così famosi che non hanno neppure due fiche… solo a pagamento; devo arrivare io da Bergamo”, si lamentava con l’amico Tarantini il giovane Percassi, a cui ora il padre Antonio ha affidato il ruolo di amministratore delegato di Kiko e Billionaire, oltre alla vicepresidenza della holding, che condivide con il fratello Luca. Il patron vuole avere le mani libere. Di recente ha acquisito il villaggio di Crespi d’Adda, patrimonio dell’Unesco e sta investendo nelle terme di San Pellegrino. Ha terminato il restauro del casinò ed entro l’anno riaprirà la stazione che negli anni 60 ospitava, Fellini, Scelba, Moro, Tognazzi e Quasimodo. Un investimento personale di oltre 10 milioni che ha subito un’accelerazione nel 2012 quando un ben noto imprenditore è arrivato a pochi chilometri di distanza da San Pellegrino, nelle località sciistiche della Brembo sky per rilanciare il comprensorio affacciato sulla Valtellina: Carlo De Benedetti. Un progetto da 100 milioni. L’impegno finanziario di Percassi nella zona potrebbe aumentare. Del resto, i 15 milioni investiti in Alitalia arrivano dalle banche non dalla cassaforte.

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