Stroncato da un infarto il panettiere che visse due volte

Il panettiere che visse due volte è morto per davvero questa volta. Stroncato da un malore a 52 anni. Per le cronache era Giovanni F., ma il suo vero nome era Franco Fecarotta. Era morto una prima volta nel 2010, per sfuggire al fisco. «Tutta colpa di un errore. Non so chi abbia consegnato all’Agenzia delle Entrate la mia dichiarazione di morte» disse il panettiere ai giornalisti, lo scorso luglio, dopo che il suo caso, segnalato alla Finanza dal Comune di Nichelino, conquistò i telegiornali e le pagine dei quotidiani. Franco è morto la notte di Capodanno, ucciso da un infarto.

L’incidente
La sua «prima» morte fu scoperta per caso, dalla polizia municipale di Nichelino. Fuggito dopo aver danneggiato in un incidente stradale un palo segnaletico comunale con l’auto dell’amica moldava, è stato rintracciato grazie a un biglietto ritrovato sul luogo dello schianto, su cui era annotata la sua partita Iva. Quella maledetta partita Iva che apre i portafogli al Fisco. Così, intrecciando i risultati delle banche dati, gli agenti scoprirono che il signor Franco, residente a Nichelino e titolare di una panetteria a Borgaretto, frazione di Beinasco, per l’Agenzia delle Entrate era morto da circa tre anni ma ancora in vita per il registro dell’anagrafe. Da «morto» apparente, il signor Franco non denunciava redditi, non pagava le tasse e continuava a vivere come un fantasma, mettendosi in tasca tutti i profitti della sua attività commerciale. La panetteria di Borgaretto era di sua proprietà, comprata con soldi veri. «I miei sacrifici» rispose.
Gli uffici comunali, spulciando file e archivi, accertarono che il panettiere non pagava le tasse da almeno 15 anni. Comprese le imposte sui rifiuti. Scoprirono anche gli era stata sequestrata l’auto, perché priva di assicurazione. Non solo. Alla scadenza della patente si guardò bene dal farla rinnovare, ma continuò a guidare lo stesso. «Questo signore è un evasore totale» sentenziarono gli uffici. Il Comune di Nichelino, dopo l’esito di quegli accertamenti, informò la Guardia di Finanza per competenza.

La sua versione
«Ho una risposta per tutto» rispose ai giornalisti, dando la colpa ad altri. La dichiarazione di morte? «Non so chi l’abbia presentata. Io l’ho scoperto pochi mesi fa – disse – Sono andato dal medico di base per farmi prescrivere alcune ricette e mi ha detto che risultavo morto. Poi me l’ha confermato l’Asl di Nichelino. Sono andato all’Agenzia delle Entrate per chiedere chi avesse presentato la dichiarazione, ma nessuno ha saputo darmi una risposta». Dopo essere «tornato in vita», raccontò in un’intervista di avere quattro figli e una vita familiare problematica. Ammise di aver cambiato spesso residenza, di aver lavorato spesso in nero e di non aver potuto presentare regolarmente la dichiarazione dei redditi. «Quelli del Comune mi hanno rovinato la vita. Mi hanno sputtanato dicendo il falso. Non sono un evasore». Questa era la sua versione. Errori o no, gli accertamenti erano ancora in corso. Ma Franco non aveva fatto i conti con la morte vera: al Fisco si può sfuggire, a lei no.

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