Skyline mozzafiato, hotel di charme, gusto: perché nel 2014 bisogna tener d'occhio Panamà

Per l’Economist è la Singapore d’Occidente, per il New York Times la Dubai dei Caraibi. Altri invece la chiamano la Miami del Sud e altri ancora la definiscono la Svizzera dell’America Latina, alludendo ai suoi 120 istituti bancari internazionali. Parliamo di Panamà. Ma i paragoni non rendono giustizia al piccolo paese del Centro America che non conosce la crisi mondiale e vanta anzi una crescita interna che nel 2011 ha sfiorato l’8%. Panamà, con l’accento sulla a, come lo scrivono e lo pronunciano i suoi abitanti, deve il suo exploit economico ha fattori endemici molto peculiari, che lo rendono unico: il business del canale, che non ha competitor geografici, il regime fiscale privilegiato, il turismo.
Per capire il volume degli affari, basta pensare al canale: ogni bastimento con carico paga 400 mila dollari per passare da un oceano all’altro, una nave da crociera 125 dollari per ogni cabina occupata (350-400 mila euro quando è piena) e una barca a vela da 5 a 50 mila dollari. Se poi si pensa che è in funzione 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno, e che quotidianamente lo attraversano una quarantina di imbarcazioni, ci si rende conto dell’entità del business. Non solo, entro giugno 2014 per il centenario, ma più verosimilmente nel 2015 considerato lo stato dei lavori, il canale avrà capacità doppia e facilmente raddoppierà anche il giro d’affari.

Ma anche Panamà City, la capitale, è l’emblema di quello che sta accadendo ora nel paese. Un quartiere di grattacieli modernissimi. Nuovi progetti urbanistici per ampliare la città verso il mare, con terrapieni, isole artificiali, sopraelevate, passeggiate e ponti pedonali. Lavori in corso per restaurare le case coloniali nel Casco Antiguo, il nucleo storico tutelato dall’Unesco. E poi stanno costruendo la metropolitana, che colma il vuoto di un sistema di trasporto pubblico inesistente, e un biomuseo progettato da Frank Gehry, nella speranza di un secondo “effetto Bilbao” che ha trasformato un’anonima città spagnola in una destinazione culturale da 2 milioni di visitatori all’anno con l’apertura di una sede Guggenheim firmata dallo stesso architetto. Intanto aprono cinque stelle da 30-60 piani delle catene del lusso internazionale e un’infinità di hotel di charme, con tre, quattro, 15 camere nei palazzi del centro. Gli studi di architettura hanno lavoro in abbondanza, e i professionisti italiani vengono assunti volentieri, perché capaci e perché agevolati nelle pratiche d’ingresso grazie a un trattato di “amistad” (amicizia) tra noi e Panamà.

A vederla così moderna, gioiosa, ottimista vien voglia di fermarsi di più, con l’Europa che sembra ancor di più il “vecchio continente”, stanco e in crisi. E infatti i voli giornalieri di Iberia sono sempre pieni di europei (soprattutto italiani e spagnoli), e anche i quasi cinquanta posti in business class! Tecnici, ingegneri dell’Impregilo per il canale, creativi con un piano B da realizzare, turisti attratti dai Caraibi, dalle onde del Pacifico, dagli arcipelaghi di mangrovie, dai resort stile Robinson, ma di lusso, su coste deserte, dalle foreste pluviali.
Panamà, ci scommettiamo, è una meta di cui si sentirà parlare spesso in futuro. Meglio andarci subito, e godersi il suo clima internazionale (con spiccate influenze nordamericane), l’euforia del momento, l’entusiasmo di tante start up, le sue atmosfere squisitamente coloniali. Cliccate la photogallery per trovare i nostri spunti per un’esplorazione preventiva.

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