Bartolomeo Gagliano, storia di un cacciatore di prostitute: appena esce uccide

Bartolomeo Gagliano, l’ennesimo premio al serial killer: appena esce uccide. A leggere le carte della carriera criminale di Bartolomeo Gagliano, il serial killer che approfittando dell’ennesimo permesso premio se ne va in giro indisturbato ormai da un paio di giorni, il sangue si gela, la paura acquista la consistenza rabbrividente che qualcosa di terribile stia per accadere, oggi, domani, in un’alba livida su una spiaggia desolata, o nei luoghi bui dove operano i professionisti del sesso: ucciderà ancora, ucciderà senza pietà come è già successo ogni volta che è riuscito a scappare o i distratti tutori dell’ordine gli hanno aperto benevolmente le porte del carcere.
A Genova lo conoscono come il “mostro di San Valentino” perché il 14 febbraio del 1989, proprio durante la festa degli innamorati, sparò contro un travestito e un cliente che erano appartati nel quartiere di Carignano. Bartolomeo Gagliano quella sera freddò Francesco Panizzi, in arte ‘Vanessa’, con un colpo di pistola calibro 7,65 al volto. Era la sua firma. La carriera criminale del cinquantacinquenne di Savona, cresciuto in una tranquilla famiglia di immigrati siciliani, era infatti iniziata presto: a 22 anni commise il primo omicidio, fracassando la testa di una prostituta trentenne con un grosso sasso a Celle Ligure. La donna aveva minacciato di rivelare la loro relazione alla fidanzata ufficiale di lui, proprio nell’imminenza delle nozze. Lasciò l’auto del padre sul luogo del delitto, poi vagò tra spiaggia e colline.

Dichiarato incapace di intendere e volere fu condannato a 10 anni da scontare in manicomio giudiziario. Durante una licenza premio nel 1983 fu protagonista a Savona di un rocambolesco sequestro di più persone con sparatoria (in cui rimase ferita una studentessa). I giudici disposero quindi l’internamento nell’ospedale psichiatrico di Montelupo (Firenze), dove quasi subito strinse amicizia con Francesco Sedda, delinquente comune, sieropositivo, anche lui infermo di mente. Insieme i due evasero dalla clinica l’11 gennaio 1989 e iniziarono una scorribanda che lasciò dietro di sé una lunga scia di sangue. Il 9 febbraio nel mirino finì un transessuale uruguayano, freddato sulla Milano-Genova.
A San Valentino toccò a Vanessa e al suo cliente. Il giorno dopo la pistola calibro 7,65 fece fuoco contro una prostituta che si salvò per miracolo. Il 20 febbraio, infine, l’arresto dopo che la polizia lo aveva fermato ad un posto di blocco, e aveva trovato due bossoli sul cruscotto. Dichiarati “totalmente infermi di mente”, lui e Sedda finirono di nuovo in un ospedale psichiatrico, questa volta in Emilia Romagna. Tra una fuga e l’altra (alla fine furono cinque) Gagliano non perse comunque il vizietto e compì tre rapine, una violenza sessuale, un’aggressione e una tentata estorsione. Venne anche sorpreso con delle armi, con dell’esplosivo e con della droga. Nell’aprile del 1990, a Firenze, Bartolomeo Gagliano sparò alla fidanzata, ferendola, e poi fuggì.
La ragazza, che aveva 23 anni, venne trovata dalla polizia nel suo appartamento, distesa nuda sul letto, con un foro di proiettile nel mento ed un paio di slip sulla gola a tamponare l’emorragia. Dopo un giorno e due notti passati a girovagare per la città e a telefonare alla polizia e agli ospedali, Gagliano si presentò spontaneamente ai medici dell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, da cui era evaso un mese prima. Le ricerche dell’uomo erano iniziate poco dopo lo sparo alla ragazza: fu lo stesso Gagliano ad avvertire il 113.
La pistola, una Beretta 7,65, venne trovata vicino alla ragazza, in mezzo a numerose riviste pornografiche. “Non ce lo aspettavamo, gli ultimi tempi il suo atteggiamento era molto migliorato”, sottolinea il direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, aggiungendo: “Sono convinto che lui si costituirà. Ne sono convinto perchè adesso sta pensando che non può andare da nessuna parte. E’ un uomo solo”. Ammonisce il pm Alberto Landolfi: “E’ un soggetto altamente pericoloso. Al momento di un interrogatorio, alcuni anni fa, in uno scatto d’ira cominciò a prendere a testate i mobili dell’ufficio”.
Da Genova a La Spezia è terrore tra le prostitute. Presidi a luci rosse la notte scorsa sono rimasti a Chiavari, a Lavagna, e in alcuni quartieri di Genova, oltre a quelle che lavorano nei caruggi del capoluogo ligure. La voce della fuga di Gagliano in poche ore ha fatto il giro nell’ambiente e molte prostitute hanno iniziato a diffidare dall’accettare incontri con clienti non conosciuti. Una sorta di psicosi che si sta diffondendo anche nelle regioni limitrofe

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