Saccomanni agli Usa: investite in Italia

Un cavaliere bianco dagli Usa per rafforzare i bilanci delle banche italiane senza interventi dello stato. E contatti con i grandi della finanza americana per il programma di privatizzazione messo a punto dal governo guidato da Enrico Letta con l’obiettivo di incassare 13 miliardi di euro attraverso la cessione di partecipazioni non di controllo in otto aziende, Stm, Enav, Eni, Fincantieri, Cdp Reti, Cdp Tag, Grandi stazioni e Sace (di queste ultime, però, lo stato venderà il 60%). Fabrizio Saccomanni, ministro dell’economia perennemente sotto attacco del centrodestra (ma anche il centrosinistra non fa mancare  critiche), è negli Usa per una serie di incontri. E ieri, come ha rivelato in un’intervista rilasciata a Repubblica, ha “ visto anche gli uomini di George Soros qui a New York, dopo avere incontrato lui in Italia”. Saccomanni ha detto di essere rimasto colpito in particolare dalla “qualita’ degli operatori specializzati in due settori cruciali: le operazioni immobiliari e i crediti bancari incagliati. Sono investitori in grado di trovare capitali per operazioni molto grosse per poi rivendere senza passare per le trafile più tradizionali e più lente”.  Il ministro ha aggiunto di avere percepito una “disponibilità a investire dagli Stati Uniti, a gestire anche crediti in sofferenza, come è stato fatto per altri paesi europei. Questo significa che non c’è bisogno di creare una bad bank sistemica da gestire con fondi pubblici nazionali o europei perché questa problematica si può affrontare con risorse private, che ci consentirebbero di alleggerire i bilanci delle nostre banche dai crediti in sofferenza e  quindi di liberare risorse per erogare crediti nuovi all’economia italiana”. Saccomanni ha poi difeso i conti pubblici italiani, criticati dall’Unione europea e dal commissario per gli affari economici e monetari Olli Rehn per l’insufficiente ritmo di discesa del rapporto tra deficit e pil e per l’elevato livello del debito pubblico, salito al 130% del pil: “L’aumento nel rapporto tra debito e pil deriva dall’accelerazione dei pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione alle imprese, fatta con il consenso di Bruxelles; e dal nostro contributo per aiuti ad altri paesi dell’eurozona”. Secondo Saccomanni sugli investimenti Usa in Italia “pesa il problema della lentezza delle cause civili, in particolare laddove incide sull’applicazione delle norme contrattuali. Questo esula dalle competenze del mio ministero, ma ne prendo nota e credo che ci siano misure in preparazione al ministero della Giustizia. Quello che noi possiamo fare è dare maggiori certezze sulla fiscalità, gli adempimenti che spettano agli investitori stranieri. Una task force dell’Agenzia delle entrate accompagnerà gli investitori stranieri soprattutto nella fase di avvio dei nuovi progetti”.

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