No Tav-Polizia: non era bacio ma sputo. “L’ho provocato come una sex worker”

Sembrava un bacio tentato, ma era uno sputo mancato. Interpretato almeno all’inizio come un gesto di possibile distensione tra manifestanti e forze dell’ordine, lo scatto che immortala un’attivista No Tav che bacia la visiera di un casco di un celerino, era in realtà tutt’altro: una provocazione, se non un insulto. E per una volta, No Tav e polizia, sono concordi nel dire che in quel bacio non c’era nulla di amichevole.
“Avevo una scelta – racconta Nina De Chiffre a Repubblica -: sputargli o baciarlo. Ho scelto la seconda possibilità: provocarlo come farebbe una sex worker, una prostituta insomma. So quali siano le regole d’ingaggio delle forze dell’ordine e ci ho giocato: so bene che non possono reagire alle provocazioni. Non mi sono limitata a baciarlo come si è visto in foto: gli ho detto delle cose per vedere se reagiva, ma lui è rimasto immobile. Era grottesco, come una macchina bloccata. Gli ho anche leccato la visiera, mi sono bagnata le dita e ho toccato le sue labbra. Il mio era un gesto di spregio verso le forze dell’ordine. Volevo che quel poliziotto si ricordasse quello che è successo a Marta di Pisa: lo scorso luglio è stata molestata e picchiata senza nessuna conseguenza per gli agenti”.
“Bacio? Diremmo forse meglio un tentativo fallito di provocazione risolto grazie alla professionalità del nostro operatore – dice a La Stampa Giuseppe Corrado, collega e caposquadra del giovane poliziotto protagonista involontario della foto – E’ stato un gesto fondamentalmente ostile, e che quasi rasenta un reato penale, oltraggio a pubblico ufficiale. Il collega ha mantenuto i nervi saldi, è stato ineccepibile sul piano professionale, nessuno di noi cade in questi equivoci. Dopo il bacio sulla visiera, la ragazza che era stata gentilmente allontanata, si era infilata due dita in bocca, le aveva bagnate di saliva e poi aveva tentato di toccare il volto dell’agente. Francamente, non mi sembra un gesto granché romantico”.
Forse per la prima volta concordi nella ricostruzione dei fatti celerini e No Tav: nessun gesto distensivo, nessun bacio ma uno sputo mascherato da bacio. Una “furbata” per provocare senza correre rischi secondo la De Chiffre, e un insulto al limite del reato secondo i poliziotti.
Lo scatto, che ieri ha inondato il web ed è poi rimbalzato sui giornali, non era affatto piaciuto agli attivisti del movimento che l’avevano subito stigmatizzato. Alcuni No Tav, tra cui Lele Rizzo, uno dei leader del Clp, il “Comitato di lotta popolare” di Bussoleno ed esponente del centro sociale Askatasuna, attraverso il proprio profilo facebook avevano preso ieri le distanze da quel “bacio”, o meglio dall’interpretazione “friendly” che ne veniva data: “Cosa dovrebbe rappresentare questa immagine? Nulla”. “Forse — invitava un altro attivista, Il Base — bisognerebbe iniziare ad allontanare personaggi in vena di protagonismo. Se era alla ricerca di visibilità l’ha trovata, ma questo non è quello che noi vogliamo nel movimento”. Un susseguirsi di critiche. Pochi i commenti a favore della ragazza, rea di essere amica dei poliziotti, che per questo forse ha sentito il bisogno di chiarire il suo gesto. “È sempre molto divertente — ha scritto la De Chiffre sul suo profilo facebook — vedere come vengono reinterpretate le foto. La ragazza in questione sono io. Nessun messaggio di pace, anzi, questi porci schifosi li appenderei solo a testa in giù, dopo quello che è successo a Marta, compagna molestata e picchiata”.
I poliziotti in Valsusa fanno il loro mestiere – domanda alla ragazza Erica Di Blasi Jacopo Ricca su Repubblica -. Non pensa che meritino comunque rispetto, almeno come persone e lavoratori?
“Sono già stata diverse volte in Valsusa, e sempre per cortei pacifici. Loro hanno scelto di fare i celerini, sanno quello che fanno. La celere è un corpo scelto, chi è lì è selezionato per fare quello che fa. Non vedo in loro delle vittime, quello che fanno lo fanno consapevolmente. Sono pecorelle. Ecco, volevo far passare il messaggio che quelle persone sono come delle macchine che non si rendono conto che la loro non è vita. Volevo ridicolizzare, umiliare”.

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