Arianna Spessotto, denuncia la mancata designazione per i siti riconosciuti di importanza comunitaria

d305668La Deputata del M5S Arianna Spessotto ha presentato oggi un’interrogazione scritta al Ministro dell’Ambiente per denunciare la mancata designazione in Italia, nei tempi previsti dalla direttiva Habitat, delle necessarie misure di conservazione disposte per i siti riconosciuti di importanza comunitaria (SIC).
In Italia esistono oltre due mila siti di interesse comunitario, individuati ai sensi della direttiva europea 92/43/CE, afferma la Deputata, e ciononostante solo 27 tra questi sono stati designati come Zone Speciali di Conservazione (ZSC). La situazione risulta particolarmente grave nella zona biogeografica continentale, che include la Regione veneto, aggiunge la Spessotto, dove, ad oggi, non è stata riconosciuta nessuna ZSC.

Le Zone Speciali di Conservazione, aggiunge la Deputata, sono funzionali alla creazione di una rete ecologica europea e garantiscono misure specifiche di conservazione della biodiversità, oltre ad una maggiore sicurezza per la tutela degli habitat naturali.

La mancanza di tale riconoscimento, nel limite temporale prescritto dei sei anni, espone il nostro Paese all’ennesima procedura di infrazione per mancato rispetto delle direttive europee in materia ambientale, e mina ulteriormente la credibilità dell’Italia in Europa. Mi auguro che i Ministri interrogati vogliano intervenire al più presto per dare piena ed immediata attuazione alla direttiva Habitat in tutte le Regioni italiane interessate, conclude la Spessotto, inclusa la Regione Veneto.

La direttiva 92/43/CEE, recepita in Italia con il decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 e successive modificazioni, mira alla tutela e alla salvaguardia della biodiversità negli Stati membri, definendo, a tal fine, un quadro comune per la conservazione degli habitat, delle piante e degli animali di interesse comunitario;
in base a tale direttiva, denominata «Habitat», vengono classificati i siti di importanza comunitaria (SIC) che, nella regione biogeografica di appartenenza, contribuiscono in modo significativo a mantenere o a ripristinare un tipo di habitat naturale in uno stato di conservazione soddisfacente e che possono inoltre contribuire in modo significativo alla coerenza della rete ecologica denominata «Natura 2000»;
in particolare, gli allegati I e II della direttiva in oggetto contengono i tipi di habitat e le specie la cui conservazione richiede la designazione, da parte degli Stati membri, di Zone speciali di conservazione (ZSC);
l’articolo 4, comma 4, della direttiva «Habitat» prevede espressamente, a tal fine, che ciascuno Stato membro provveda a designare come zone speciali di conservazione i siti individuati come siti di importanza comunitaria (SIC), il più rapidamente possibile e comunque entro un termine massimo di sei anni, ai fini della creazione della rete ecologica europea di zone speciali di conservazione «Natura 2000»;
il predetto limite temporale è altresì funzionale alla creazione di una rete ecologica europea «coerente» di ZSC, come prescritto dall’articolo 3 della direttiva, nonché a garantire uno stato di conservazione soddisfacente dei siti, occorrendo altrimenti procedere ad interventi di ripristino che il ritardo nell’adozione delle misure di conservazione può rendere particolarmente gravosi;
conformemente alle disposizioni contenute nella direttiva «Habitat», l’articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 prevede che la designazione delle zone speciali di conservazione avvenga con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, adottato d’intesa con ciascuna regione interessata, entro il termine massimo di sei anni dalla definizione dell’elenco dei siti da parte della Commissione europea;
in Italia esistono ben 2.299 siti riconosciuti, ai sensi della direttiva «Habitat», come siti d’interesse comunitario (SIC), di cui però solo 27 sono stati attualmente designati come zone speciali di conservazione (ZSC);
il primo decreto di designazione delle zone speciali di conservazione (ZSC) italiane, con il quale sono state istituite le prime 27 zone speciali di conservazione nella regione biogeografica alpina della regione Valle d’Aosta, è stato emanato il 7 febbraio 2013;
la Commissione, con propria decisione del 16 novembre 2012, ha adottato, in base alla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, il sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale, tra i quali sono compresi anche i siti ubicati all’interno della regione Veneto;
in particolare, secondo quanto viene riportato dal sito web della regione, in Veneto, sono complessivamente presenti 67 ZPS e 102 SIC, tra loro variamente sovrapposti, per un totale di 128 siti rientranti nella rete Natura 2000. La superficie complessiva dei siti suddetti è pari a 414.675 ettari (22,5 per cento del territorio regionale) con l’estensione delle ZPS pari a 359.882 ettari e quella dei SIC a 369.882 ettari;
attualmente, nonostante il limite temporale di sei anni normativamente prescritto dalla direttiva «Habitat», in nessuna regione italiana appartenente all’area biogeografia continentale sono state approvate e riconosciute dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare le ZSC;
come riportato dal sito del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, la designazione delle zone speciali di conservazione rappresenta un passaggio fondamentale per la piena attuazione della Rete Natura 2000, poiché garantisce l’entrata a pieno regime di misure di conservazione del sito specifiche e offre una maggiore sicurezza per la gestione della rete e per il suo ruolo strategico finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità in Europa entro il 2020;
ciononostante, alla data odierna, risulta che l’Italia abbia provveduto alla designazione delle sole zone speciali di conservazione della regione biogeografica alpina e limitatamente alla sola regione Valle d’Aosta –:
se i Ministri interrogati intendano intraprendere misure concrete volte alla designazione nel territorio italiano, nei tempi stabiliti dall’articolo 4 della direttiva 92/43/CEE e dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, dei siti di importanza comunitaria (SIC) come zone speciali di conservazione (ZSC), in particolare nell’area biogeografica continentale, e se intendano altresì assumere iniziative immediate, in accordo con tutte le regioni interessate, per dare piena attuazione alla direttiva «Habitat», onde evitare l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia e risolvere positivamente il caso EU Pilot che eventualmente fosse stato già avviato dalla Commissione europea nei confronti del nostro Paese in materia di mancata designazione delle zone ZCS;
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della mancata designazione delle zone ZCS presenti nella regione Veneto e se intendano promuovere quanto prima, e d’intesa con la regione interessata, iniziative realmente efficaci per realizzare, in tempi brevi, quanto previsto dalla direttiva Habitat, rispettando in tal modo gli impegni assunti con l’Unione europea a favore della conservazione della biodiversità e proseguendo in tal modo nell’effettiva istituzione della Rete Natura 2000, che riveste un ruolo fondamentale per la tutela degli habitat naturali in questa regione.

Riceviamo e pubblichiamo:

Ufficio Stampa

On. Arianna Spessotto

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