Brunetta si scopre grande pacificatore

L’uomo degli aut-aut, l’uomo che diceva  “se il governo non taglia l’Imu, cade” o “se il governo fa scattare l’aumento dell’Iva affonda”, ha cambiato rotta. Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla camera ed economista già in odore di premio Nobel, dopo la diga eretta da Angelino Alfano, segretario del Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno, al tentativo di Silvio Berlusconi di aprire una crisi di governo, tenta di evitare di perdere il posto di presidente del gruppo azzurro a Montecitorio e cerca la pace con il Pd ed Enrico Letta soprattutto in vista della messa a punto della legge di stabilità per il 2014:  “Sarebbe drammatico e da irresponsabili innescare dentro la legge di stabilità una resa dei conti tutta ideologica tra le forze che compongono l’attuale grande coalizione che sostiene il governo Letta-Alfano”, ha scritto Brunetta in un editoriale pubblicato dal Giornale.” Non lo capirebbe l’Europa, non lo capirebbero i mercati, non lo capirebbero soprattutto gli italiani. Siamo di fronte alla più grave caduta del reddito dal dopoguerra a oggi: consumi delle famiglie che sono crollati. Disoccupazione complessiva (disoccupati ufficiali + cassa integrazione) pari, se non superiore, a quella del 1929. Una condizione sociale disperata per la parte più debole del nostro paese. Un tasso di risparmio che si riduce, per far fronte alle necessità di mantenere, per quanto possibile, un tenore di vita decoroso. Nell’immediato  ci aspettiamo che la Legge di stabilità 2014-2016 inizi con l’affrontare una serie di temi centrali per l’economia italiana, per presentarsi forte al semestre di presidenza di turno dell’Unione europea, dal 1 luglio 2014″. A proposdito della indispensabile riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, principale obiettivo della legge di stabilità, Brunetta ha spiegato che per essere efficace l’intervento richiederà lo stanziamento di circa 16 miliardi: “Nel 2006 ci provò il governo Prodi con 5 miliardi di euro. Per vedere qualche risultato di miliardi ne servono almeno 16. E occorre intervenire anche sull’Irap. Il tutto all’interno di una grande riforma degli ammortizzatori sociali, sul modello tedesco. Nonché nell’ambito di una vera riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, in chiave europea”, scrive Brunetta.

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