GETTÒ IL FIGLIO NEONATO NEL TEVERE, RIPARTE IL PROCESSO OGGI: “NO ALL’INFERMITÀ MENTALE”

No alla condanna per infermità mentale nei confronti del papà che gettò il figlioletto nel Tevere. Prende il via oggi – tra le polemiche – il processo di secondo grado a carico di Patrizio Franceschelli che, il 4 febbraio 2012, prese il figlio Claudio, di pochi mesi. L’associazione Valore Donna, che tutela la famiglia del piccolo Claudio, attacca infatti in una nota l’omicida: “Come se nulla fosse, gettò il piccolo da Ponte Mazzini dentro al Tevere, facendolo affogare in una mattinata in cui l’acqua era gelida a causa della nevicata della notte prima. Un gesto che definire insano e crudele è poco – commenta la Presidente di Valore Donna, Valentina Pappacena -. Una tragedia che nessuno riesce e potrà mai dimenticare. Una crudeltà, soprattutto se tenuto conto che si tratta di un padre; un gesto inspiegabile e soprattutto ingiustificabile. Il padre di Claudio fu condannato, in primo grado a 30 anni ed ora i suoi avvocati cercheranno di tornare a percorrere la tesi dell’infermità mentale per un uomo che invece, a detta di tutti, quella terribile mattina era assolutamente capace di intendere e di volere».

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