L’euro mantiene in Germania ma arretra in Austria. Che cosa accadrà nelle prossime elezioni italiane e greche?

di Michele Imperio

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Una settimana dopo le elezioni politiche tedesche si sono tenute anche le leezioni politiche in Austria un evento di cui si sta parlando poco ma che invece interessa molto.
Se in Germani il fonte pro-euro ha vinto, in Austia invece il fronte anti-euro ha perso. Il risultato elettorale di domenica scorsa ha un solo grande vincitore: il Partito della Liberta (Fpoe) anti-euro di Heinz-Christian Strache, salito dal 17,5% al 21,4%. (quindi più cinque punti percentuali) Invece i voti delle due formazioni che compongono la Grande Coalizione e che sono pro-euro si sono ridotti nella stessa misura (meno cinque punti percentuali): i socialdemocratici scendono dal 29,3% al 27,1% e i Popolari dal 26% al 23,8%. Per i socialdemocratici è ilminimo storico dal 1945, segno che gli elttori socialisti sono anch’essi ostili all’euro. È andato bene anche il neonato partito dell’imprenditore austro-canadese Frank Stronach (considerato una sorta di Berlusconi locale) anch’esso partito anti euro, arrivato all’8%. Sommando i suoi voti a quelli ottenuti dal partito della libertà (anti-euro) si ripete il clamoroso successo del 1999 della destra anti-euro di Jorg Haider, morto in circostanze misteriose nell’ottobre 2008.
Ricordiamo che Haider fu al centro di forti polemiche in quanto il suo partito di destra anti-euro il BZÖ nato da una scissione con l’originario unico partito di destra FPO aveva stabilito un accordo di coalizione con il Partito Popolare, cercando di portare anche questo aprtito su posizioni anti-euro.
Nelle elezioni federali del 2008 il BZÖ aveva avuto un clamoroso successo (il 10,7 % dei voti, mentre il FPÖ raggiunse il 17,5 %), riportando così Haider nel pieno della scena politica nella fase dei negoziati per la formazione del nuovo governo.

Tuttavia Haider non fece a tempo a portare a termine il suo piano in quanto morì improvvisamente l’11 ottobre del 2008 in uno strano incidente sttradale. Il 24 ottobre 2008 la moglie Claudia chiese accertamenti sulle cause del decesso. Ma nell’aprile successivo le autorità giudiziarie austriache chiusero formalmente l’inchiesta sulla morte del politico, escludendo ipotesi di complotti, sui quali però resta ancora un forte dubbio.

Questa vittoria degli anti-euro in Austria ha un grande significato perché l’Austria non è una nazione in crisi per colpa dell’euro ma è invece un paese in solidissima condizione e la sua economia è fortemente integrata con quella della Germania. Ciò significa che gli elttori austrici non vedono bene per il futuro. E hanno perfettamente ragione.

Tranne che in Germania quindi tutti i partiti pro-euro europei perdono colpi.
Ora bisogna vedere che cosa succederà nei prossimo appuntamento elettorali che ci saranno e in Italia e in Grecia In entrambi questi paesi ci sarà un anticipato ricorso alle urne provocato dall’intervento della Magistratura a difesa dei partiti pro-euro: ad Atene la Magistratura ha arrestato Nikos Michaloliakos, leader di Alba Dorata, partito fortemente anti-euro in Italia la Magistratura da sempre sta eprseguitando, ha condannato e minaccia di arrestare Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, partito sia pure più moderatamente di Alba Dorata anti-euro. Il leader italiano denuncia l’esistenza di complotti ai suoi da parte di Magistrati e di autorità politiche, anche ai massimi livelli. Proprio ieri il giornale “Il fatto quotidiano” ha pubblicato un fuori-onda nel quale Berlusconi denuncia un complotto ai suoi danni da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, soggetto che tutti sano essere sfegatatamente pro-euro.
Berlusconi avrebbe avuto notizia che il capo dello Stato avrebbe effettuato pressioni sui giudici della Corte di Cassazione, incaricati di giudicare sul Lodo Mondadori, “costringendoli a riaprire la camera di Consiglio”, durata cinque ore. La sentenza Mondadori ha visto la condanna di Berlusconi a un risarcimento di circa 500 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti.: “Mi è stato detto – dice testualmente Berlusconi – che il capo dello Stato avrebbe telefonato per avere la sentenza prima che venisse pubblicata”. Dopodiché secondo la ricostruzione di Berlusconi, Napolitano avrebbe contattato attraverso figure istituzionali il Presidente di Sezione Francesco Trifone, “costringendolo a riaprire la camera di consiglio. Cosa che non succede mai, perché la sentenza era già pronta il 27 di giugno”. E quindi a fargli applicare un ulteriore quota di risarcimento nell’ordine di 200 milioni di euro-

Sia in Italia che in Grecia è quindi in atto un cortocircuito fra manette e politica, cosa che non è mai stata un momento celebrativo per la democrazia. In Grecia la memoria corre agli anni dei regime dei colonnelli, in Italia a Tangentopoli e alla caduta della Prima Repubblica. La Grecia sta andando alle urne per la terza volta in due anni. L’Italia per la seconda in meno di uno. A causare tanta instabilità è sicuramente l’euro, che sia in Grecia che in Italia non riesce a trovare più una maggioranza politica che lo sostiene. In Italia l’euro trova una forte opposizione anche da sinistra da parte del Movimento 5 stelle, capeggiato dal comiuco Beppe Grillo.

Il premier democristiano Enrico Letta ha accettato di presiedere un governo il cui patto fondante era quello di non aumentare ulteriormente le tasse (cosa che invece ci chiedono con fermezza la Germania e il Fondo Monetario). Ma Enrico Letta messo di fronte all’impegno di cancellare l’IMU per la prima casa dapprima ha tergiversato, poi ha dato incarico ai funzionari del Ministero di sostituire l’Imu per la prima casa per tre quarti con aumenti di altre tasse e solo per un quarto con tagli di spesa. Infine dovendo rifinanziare le missioni all’estero lui e il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni hanno fatto di tutto per aumentare di un punto percentuale l’IVA, già salita a un iperbolico 21%. Non solo! Ma poi Letta ha tentato di scaricare questa responsabilità su Silvio Berlusconi e sulla sua giusta protesta per il mancato riconoscimento della irretroattività della legge Severino.
Il saggio D’Alema uno dei 101 eroi nazionali del P.D. che hanno impedito l’ascesa al Quirinale del folle (ci riferiamo a Romano Prodi), dopo aver visto tutto questo bailamme, ha saggiamente detto: Ci sono altre personalità nel partito oltre Renzi e Letta che possono fare il premier. Dichiarazione che –secondo noi – equivale a un de profundis sia per Renzi che per Letta.

Lo schieramento anti-euro ha trovato un altro importante sostenitore?

Michele Imperio

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