Finanziamenti pubblici, al voto senza accordi

Si vota dalle 16, ma l’accordo non c’è. Pd e Pdl sono arrivati alla quasi rottura sul finanziamento pubblico ai partiti, o meglio sulla riforma voluta dal presidente del consiglio Enrico Letta e a questo punto si profilano nuove grane per il governo. Ieri i capigruppo del Pdl di camera e senato, Renato Brunetta e Renato Schifani, hanno abbandonato il vertice con i colleghi del Pd e oggi in aula alla camera approda un testo sul finanziamento ai partiti sul quale la commissione affari costituzionali ha cercato una mediazione che tenesse insieme le posizioni di Pd e Pdl. Il governo spera che alla fine si giunga a una soluzione condivisa da entrambe le parti in tempi brevi. Il timore è che tra l’esame al senato e la promulgazione della legge scatti il termine entro il quale i partiti riceveranno la tranche del rimborso pubblico che gli spetta. Se ciò accadesse, si darebbe fiato alla campagna del M5S che ha già descritto il testo della riforma come «il tentativo della casta di tenersi il malloppo» e che in aula promette battaglia sugli emendamenti più delicati come quello che garantisce quindici milioni alla cassa integrazione per i dipendenti dei partiti politici che dovessero perdere il posto in seguito al cambio di regime di finanziamento. Ma il governo, attraverso il ministro delle riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, ha già messo le mani avanti: “È fortemente auspicabile che di fronte alla possibilità di atti di rottura ci si renda conto delle conseguenze che essi produrrebbero”, ha avvertito. Niente scherzi, insomma, o sarà decreto legge.

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